Dove i fiumi scendono ad oriente


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Peru's flag
South America » Peru » Ancash » Cordillera Blanca
November 28th 2014
Published: December 17th 2014
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Perso di notte per le strade del centro di Lima, inebriato dalla fragrante umidita' che risale dal vicino oceano, il Mercante non riesce a darsi pace cercando di trovare il motivo di questa sua presenza in terra Sudamericana; unico indizio nello zaino, un biglietto aereo che mi riportera' a casa.... dal Brasile, cioe' dall'altra parte del continente, sulle sponde di un'altro oceano! Che ci sia stato un errore di prenotazione? o un dirottamento del volo? Insomma, che ci faccio io qui??

Ripresomi a stento dagli effetti collaterali del fuso orario grazie allo shock culturale di una notte passata in adorazione nel tempio sacro della scena rock underground peruviana nei cui bagni l'acqua del cesso scorre vorticando in senso antiorario, decido di schiarirmi le idee fuggendo dall'aria viziata della grande metropoli e rifugiandomi per qualche giorno sulle pendici della non lontana Cordigliera Bianca, vero e proprio santuario naturale in cui si concentrano le montagne piu' alte ed i ghiacciai piu' estesi di tutto il paese.

Lascio Lima di buon'ora e subito oltrepassata la sua periferia comincia quel deserto di pietre e sabbia che caratterizzera' tutta la costa del Peru', estendendosi poi fino alle creste della Cordigliera Negra, altrettanto arida ed ornata dai caratteristici cactus dalle braccia alzate, protagonisti di tanti cartoni animati della mia gioventu'. Tra le due catene montuose scorre una lunga valle che ospita il centro abitato piu' vasto di tutta la regione: Huaraz. E' qui che si comincia ad assaporare la vera atmosfera andina, fatta di aria rarefatta (siamo attorno ai 3000 metri) e sole cocente, nonostante si sia ormai all'inizio della stagione delle piogge, col cielo coperto per quasi tutto il giorno, nuvole basse ed aquazzoni quotidiani sempre nei momenti meno propizi della giornata; e' comunque sufficiente un'improvvisa schiarita ed i raggi impietosi si accaniranno sulla vostra pelle con un'inaudita violenza, causando dolorose bruciature e comparsa di preoccupanti macchie sulla pelle; il tutto apparira' poi molto curioso quando, dopo solo pochi minuti, il cielo tornera' a ricoprirsi di nubi e la pioggia riprendera' a martellare incessante. Il mercato centrale e le vie circostanti sono animate dalle vere regine di queste regioni: le minute ma possenti donne andine, sempre indaffarate e cariche di ogni tipo di mercanzia, intente a filare la lana addobbate nelle loro multicolori gonne a falda ultralarga ed orgogliose dei loro torreggianti cappelli da cow-boy dall'altezza smisurata: roba da dure, ma pur sempre ingraziosite da qualche bocciolo di fiore di campo. La cucina di montagna ha il suo forte nella patata, pianta autoctona cucinata in tutti i modi e preparata nelle sue forme piu' svariate, solida base di quello che forse e' il piatto piu' tipico delle Ande: il cuy, un piccolo e grazioso porcellino d'india che viene amorevolmente allevato in tante case della valle, cresciuto ed ingrassato con cura e poi trasformato in una prelibatezza da assaporare la domenica durante il pranzo con la famiglia tutta riunita....

Un paio di strade attraversano la Cordigliera Bianca e, dopo aver letteralmente sfiorato le lingue dei numerosi ghiacciai che incoronano le sue cime (tra cui quella dello Huascaran, che con i suoi 6768 metri di altezza e' la montagna piu' alta di tutto il Peru') scendono in una verdeggiante valle parallela che ospita alcuni piccoli villaggi, tra cui quello certamente piu' noto e' Chavin de Huantar, culla della civilta' omonima e confortevole base da dove partire per l'esplorazione dei dintorni, oppure piu' semplicemente dove passare alcuni giorni di puro ozio, non prima pero' di aver visitato l'importante sito archeologico e l'interessante museo, per poter poi cosi' riflettere sulle ingegnose pratiche di condizionamento psicologico messe in atto dalla classe sacerdotale dominante per stupire e sottomettere la popolazione, incutendole un tutto sommato giustificato timore. Tra i mezzi piu' utilizzati non poteva mancare quello dell'ingestione di una potente pianta allucinogena, solitamente il cactus San Pedro, giusto per preparare l'iniziato alla vera e propria opera di stordimento: il suono ipnotico di decine di trombe ricavate da grossi conchiglioni di mare, un sadico sistema di canalizzazioni sotterranee che riproducono fedelmente il ruggito di un giaguaro e, come punta di diamante, tutta una serie di volti scolpiti nella pietra a rappresentare la sequenza della trasformazione dell'essere dalla forma umana a quella di una creatura terrificante dalle sembianze feline. Non stupisce allora che con tutte queste macchinazioni la civilta' di Chavin sia riuscita a svilupparsi e a prosperare nel corso di ben sette secoli, prima di cadere sotto i colpi inferti dal possente e ben piu' organizzato esercito Inca.

Siamo davvero a solo poco piu' di un centinaio di chilometri in linea d'aria dalla costa del Pacifico eppure qui i fiumi, al momento nient'altro che dei semplici rigagnoli, trovano la loro strada sbarrata dall'invalicabile barriera rappresentata dalla Cordigliera Blanca; non hanno allora altra scelta se non quella di allontanarsi dalla loro via piu' ovvia ed inoltrarsi verso l'interno del continente scendendo lungo il versante orientale delle Ande, fondendosi via via tra di loro fino a scavare i loro letti nel folto della foresta pluviale, andando a formare quel grande, immenso fiume che prendera' solo molto piu' avanti il nome di Rio delle Amazzoni, che terminera' poi il suo lungo corso serpeggiante dopo aver percorso quasi 7000 chilometri fino a sfociare sulla lontana costa dell'Oceano Atlantico, proprio la' dove si trova la meta finale del mio lungo viaggio: sara' dunque proprio questa la strada maestra che mi condurra' verso casa....


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