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Asia » India » Gujarat » Junagadh
February 5th 2014
Published: March 29th 2014
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Dwarka ha un problema: le vacche! queste bestie insolenti si aggirano altezzose per le sue vie minacciando gli ignari visitatori, bloccando il traffico e taglieggiando i suoi poveri commercianti; non è raro che uno o più di questi placidi animali decida di sdraiarsi nel bel mezzo di una delle già strette e congestionate vie attorno al tempio bloccando del tutto la circolazione e creando code interminabili di mezzi e persone, a cui non resta che attendere speranzose o compiere spericolate deviazioni per superare l'irremovibile ostacolo. E che dire poi delle sempre più sfrontate bande di giovani vitelli che prendono di mira gli indifesi venditori ambulanti di verdure costringendoli al pagamento di un "pizzo" sotto forrma di ortaggi freschi di giornata, pena l'imbrattamento della zona attorno al carretto; individui ancora più spregevoli si spingono fino al punto di arrivare a bloccare le porte d'accesso delle case, liberandole solo dopo la consegna di una quantità sufficiente di foraggio. Ma il pericolo maggiore lo straniero lo corre nella zona dei ghat, quando gruppi di audaci giovenche ti circondano mettendoti spalle al fiume esigendo in cambio della tua liberazione tutte le palline di farina che erano destinate ai simpatici pesciolini che popolano il corso d'acqua. Come si è potuti giungere a questa sorta di dittatura bovina, in cui i nostri amici cornuti così tanto bistrattati dalle nostre parti possono qui agire indisturbati e regnare con pugno di ferro su di una popolazione ormai succube e priva di ogni capacità di reazione?? Ma è ovvio, siamo in Gujarat e Dwarka è una delle città più sacre di tutta l'India, considerata la residenza del dio Krishna, notoriamente grande appassionato di pastorelle con vacche al seguito! Inutile quindi aspettarsi il benchè minimo segno di ribellione, con la popolazione che continuerà a piegarsi al suo destino ed a soccombere alla selvaggia natura delle sue divinità....

Cerco di dimenticare andando a controllare la lontana spiaggia di Alang, trasformata in un immenso cantiere dove vengono smantellate imbarcazioni provenienti da ogni angolo del pianeta, un macabro cimitero delle navi in cui squadre di operai lavorano chirurgicamente sezionando stive ed affettando pareti d'acciaio, lasciando colare sulla sabbia e nel mare il sangue nero di questi mostri giganteschi un tempo dominatori incontrastati dei sette mari. Proseguendo più o meno a caso per le deserte strade del Gujarat, passo di sfuggita a Porbandar, antico porto e centro di commerci balzato agli onori della storia per aver dato i natali al Mahatma Gandhi, figlio di una delle sue ricche famiglie di commercianti, la cui casa è stata oggi trasformata in un piccolo museo e luogo di culto per tutte le religioni. Sfioro anche Bhavnagar, ed il tempio in cui è nato un'altro sant'uomo, Bapa Sitaram, per poi arrivare finalmente a Jamnagar, dove potrò orgogliosamente inscrivere il mio nome nel grande libro dei Guinness dei record! E' qui infatti, in un piccolo tempio dedicato al dio scimmia Hanuman, che dal lontano Agosto del 1964 viene cantato senza sosta un sacro mantra, con decine di fedeli che si alternano al canto ed alla musica giorno e notte, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ormai da più di 50 anni; ora potrò dare anch'io il mio contributo a questa grande impresa, sperando di ingraziarmi gli dei affinchè mi proteggano nell'ultima, epica tappa di questo viaggio nel Gujarat, perciò leviamo le voci al cielo, tutti insieme, "Shri Ram, Jay Ram, Jay Jay Ram"!

Junagadh non è una città sacra: penso che mi stabilirò da queste parti per un po di tempo. Ex capitale di uno degli stati principeschi più importanti di tutta l'India antica, il suo centro storico conserva ancora intatti magnifici esempi di palazzi tardoneogotici ed esotiche moschee e mausolei dalle forme contorte, tra cui spiccano senza ombra di dubbio l'ammirevole Mahabat Maqbara sormontata da decine di piccole cupole a cipolla e la vicina Bahauddin Maqbara, con i suoi 4 armoniosi minareti a spirale che danno l'impressione di voler avvitarsi fin su per il cielo. Il vecchio palazzo del maharaja, ai nostri giorni aperto anche a noi plebei, contiene la solita collezione di fotografie ammuffite, animali impagliati, spade e fucili dalla dubbia efficacia ma soprattutto la grande sala delle udienze pubbliche in cui vengono mostrati con orgoglio posaceneri ricavati da singole zampe d'elefante, lampade sostenute da gambe di giraffa e tutto un campionario dei trofei di caccia del vecchio nababbo; stano a dirsi ma proprio per il suo intervento si sono riusciti a salvare dall'estinzione ormai certa gli ultimi esemplari di leone asiatico, oggi ospitati in un parco nazionale tra le montagne del Gujarat meridionale, che può vantarsi (giustamente) di ospitarne gli ultimi esemplari selvatici al mondo ed estorcere (malauguratamente) un esoso biglietto d'ingresso per la sua visita. Mi devo così accontentare del ben più modesto e triste zoo di Junagadh, dove mi sorprendo a camminare tra branchi di scimmie, pipistrelli giganti appesi ai rami, pavoni, gru ed altri animali selvatici in piena libertà (come d'altronde in tutto il resto dell'India...) e preoccupanti recinti vuoti dalle porte spalancate, chiedendomi che fine abbiano fatto i loro occupanti, tra cui lupi e bisonti, nel continuo timore di ritrovarmeli faccia a faccia appena girato l'angolo: una tipica esperianza in un tipico zoo indiano.

Riposato e scampato al pericolo, sono ormai pronto per l'ascesa ai monti Girnar, poco fuori dalla città, dove dopo una serie infinita di più di 8000 gradini si giunge alle tre sommità occupate da precari templi hindu, centri di pellegrinaggio che attirano fedeli ormai da centinaia di anni. Parto ben prima dell'alba, desideroso di lasciarmi il più possibile alle spalle la folla di pellegrini, ma i loro canti già risuonano nell'oscurità; l'ambiente si fa via via più selvaggio e tutt'attorno comincia a delinearsi il profilo delle colline circostanti, ognuna delle quali pare essere sormontata da un proprio tempio illuminato nel buio. Arrivo stremato alla vetta, in completa solitudine, giusto in tempo per vedere le prime luci dell'alba di un nuovo giorno, e da qui posso finalmente capire quanto tutto il Gujarat abbia da offrire a chi gli si rivolge con una mente aperta e sia pronto ad assorbirne i suoi magici effetti.

Ridiscendo il sentiero verso valle tra assordanti musiche pop, preghiere e cumuli di spazzatura....


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