ODISSEA IN SUDAMERICA


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Bolivia's flag
South America » Bolivia
January 4th 2009
Published: January 14th 2009
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SURVIVING BOLIVIA...
dove l'inaspettato diventa sempre realtà!



Giungemmo a Copacabana, sul lato Boliviano del lago Titikaka... nome esotico che ricorda spiagge soleggiate e morette formose; qui nella Copacabana Boliviana feti di lama, erbe magiche e alambicchi esoterici al mercato delle streghe... tutto all'ombra della pietra del SAPO (il rospo venerato dagli Inka).
La Bolivia: la sua magia e la superstizione, il bagno che scompare dal bus, il bazar totale della capitale-non capitale. La vista ci si appannò ed il fiato si fece corto, ma la nostra amica COCA era sempre al nostro fianco... pareva essere l'unico rimedio al mal d'altura!

Inebriati dal continuo masticare, ci buttammo in bicicletta lungo i tornanti della "Strada della Morte" che, in una discesa terrificante per un dislivello di 2800 mt spiegato su 60Km, ci portò dalla neve di La Paz ai 30º di Coroico, ai piedi delle Ande e ai confini dell'Amazzonia.
Quando pensavamo che il peggio fosse ormai alle nostre spalle, salimmo sul pullman per Rurrenabaque, la capitale dell'Amazzonia Boliviana; dopo un piccolo disguido di "overbooking" - cosa vuoi che siano 3 ore di viaggio in piedi!- prendemmo posto in prima fila (manco fossimo abbonati RAI): PANORAMICA SUL LATO PRECIPIZIO COL FIUME IN PIENA... e l'avventura cominciò! 400 Km di strada bianca, larga giusto il tanto di un bus (sempre che una parte non fosse occupata da un masso crollato); ad ogni curva i nostri sedili panoramici godevano del privilegio di ESSERE SOSPESI NEL VUOTO! e ogni volta che una macchina, o peggio un camion, arrivava nel senso opposto, si provava anche l'ebrezza della retromarcia... praticamente una Schueberfeuer (luna park di Lux) di 15 ore!!!
Mentre nelle prime ore del viaggio tutti pianificavano strategie per evaquare il bus in caso di caduta nel fiume, una volta calate le tenebre non si vedeva più lo strapiombo e tutti si "rilassarono"... per la serie "Vada come vada!". E fu proprio allora che il bus animò la serata: una luce apparve dal bagagliaio e tutti decidemmo di improvvisare una FIESTA nella carretera (vedi foto), incuranti di lupi e puma!
Finalmente giungemmo a Rurrenabaque, dove capibara ed alligatori ci aspettavano con un "sorriso a denti stretti" tra le sponde del Rio Beni e, mentre piraña e delfini rosa animavano le acque, sciami di zanzare popolavano la pampa. Che strana sensazione vedere un cobra che mangia un topolino!

Dopo 3 giorni a rischio malaria, Pablo e Anabel ci aspettavano a La Paz per la Navidad e così su per la stessa pazza strada sperando che non offrisse gli stessi brividi dell'andata.
Prima della messa di mezzanotte, una visita al mercatino Natalizio Andino dove pullulavano statue di Gesù Bambino ed il suo guardaroba: vestiti, scarpe, cuffie ecc... beh, ad una certa altezza fa freddo anche per lui! Pablo ed Anabel ci accolsero a casa loro, ci fecero scoprire una La Paz diversa (sconosciuta alla maggior parte dei turisti) ma soprattutto fecero ricordare di quanto sia bello poter passare il giorno di Natale avvolti dal calore di una famiglia. (Ancora grazie ragazzi!).
Quanto sa di "dulce de leche" il panettone altrui!

La solarità di La Paz a Natale fu presto offuscata dai cunicoli tenebrosi delle miniere del Cerro Rico di Potosì, che per secoli arrichirono le casse delle corti Spagnole ed Europee in generale. Ci pareva di essere dei novelli Dante mentre ci calavamo a GATTONI tra un girone infernale e l'altro della miniera del Cerro Rico; i vari Paolo e Francesca che incontravamo negli inferi trasportavano nei loro zainetti Kg di pietre ricche d'argento, incuranti di silicosi, crolli ed esplosioni.
Dalle tenebre delle miniere di Potosì passammo poi al candore della bianca Sucre, la capitale ufficiale dell'Alto Perù. Nei palazzi l'immagine di un glorioso passato, nell'aria il profumo della cultura ed un bricciolo di voglia di riscatto.

La strada per il Chile era ancora lunga: ci separavano deserti, lagune e geiser.
Giunti ad Uyuni, capitale del deserto Boliviano, uno dei più aridi al mondo, fummo accolti da una pioggia torrenziale (il colmo!)... ma, in compagnia dei nostri amici Brasiliani incontrati a Sucre cominciammo a "farlare" Brasilero e ad attraversare il deserto. Si unirono a noi anche Kety e Craig in viaggio di nozze dalla terra dei kiwi; come sempre l'Esperanto regnava tra Castill-Quechwa, Ita-gnolo, Brasi-gnolo e New English...
Era il 1º Gennaio, l'autista-meccanico-cuoco-guida (?) era ancora ebrio dai festeggiamenti, così pensò di schiacciarsi un pisolino mentre guidava, ma noi, sempre all'erta (!), condividemmo con lui la nostra dose di coca quotidiana!
Visitammo il cimitero dei treni a vapore (presagio del viaggio che avremmo intrapreso?) che secoli fa attraversavano il deserto carichi della plata (argento) di Potosì e, dopo qualche Km, il deserto di roccia e sabbia si trasformò in una immensa distesa bianca di sale, grande quanto metà della Sardegna, avevamo raggiunto il SALAR de UYUNI!

Nel mezzo del deserto del sale incappammo in una festa Quechwa di inizio anno e lì una signora tirò fuori dalla sua borsetta colorata un intruglio di feti di lama, coda di armadillo, coca, fave ed altre erbe, il tutto condito con sale locale e bagnato da liquori caserecci a base di canna da zucchero...
... e lì avvenne la magia: alcuni di noi diventarono piccolissimi e, per poter proseguire, dovettero arrampicarsi agli altri che, in confronto, parevano dei giganti!
Finito l'incantesimo del Salar, tutti ripresero le proprie dimensioni e proseguimmo il viaggio attraversando lagune colorate, monti aridi dalle cime innevate, tra greggi di vigogne e stormi di fenicotteri rosa. Il sole cocente della giornata lasciò spazio alla gelida notte del deserto andino e passammo dai 25º del giorno ai 15º della notte. Le tenebre furono illuminate da un cielo stellato che manco a Ziccadorgiu è possibile ammirare, costellazioni mai viste nell'emisfero Boreale, che i nostri compagni d'avventura ci illustrarono affinchè, seguendo la "Croce del Sud", non perdessimo la nostra meta.
Al mattino ci risvegliammo avvolti da un fumo inaspettato e, quando i primi raggi del sole illuminarono il deserto, ci rendemmo conto di trovarci nel cratere di un vulcano, le cui emissioni avvenivano sotto forma di geiser! Scappammo terrorizzati prima che si trasformassero in lava e lapilli e, in un battibaleno, scendemmo dai 5000 mt del cratere ai 3500 del confine Cileno... e così lasciammo la pazza ed avventurosa Bolivia ed i nostri compagni di viaggio per proseguire il nostro cammino verso il deserto di Atacama.

I cugini di oltre-Ande di Ibel e Guillermo si presentarono con un'organizzazione degna dei loro avi Teuttonici: strade battute o addirittura asfaltate, carte di credito benvenute e PREZZI €UROPEI! Che piacere poter ri-assaporare olio d'oliva, vino e formaggi, che piacere potersi rilassare in un ambiente che sa di casa e nel quale non hai la sensazione che l'imprevedibile ed impensabile possa capitare sicuramente... ma per due VIAGGIATORI di professione come noi tutto questo non poteva durare più di 2 giorni; così, dopo un ultimo Chardonney, "scappammo" nuovamente verso il Perù. Le nostre destinazioni erano la religiosa bianca città coloniale di Arequipa ed il famoso Canyon del Colca che, con i suoi 3200 mt, è uno dei più profondi al mondo!

Come da buona abitudine, il cambio di paese fu accompagnato da un malore inaspettato. Sarà stato il prolungato soggiorno in altura? Saranno state le FAVE, ingrediente principe dei piatti Andini? O forse, più probabilmenete, la vista e il "profumo" del JUGO de RANA?? Fatto sta che l'intrepido esploratore si ritrovò steso a terra, nel bel mezzo di un mercato... Al risveglio, la sua dolce metà gli parve una "chica" dai lineamenti Andini... un incubo... o forse no? Ripresosi dallo svenimento, partimmo per la valle del Colca, popolata da genti dai vestiti coloratissimi ed i lineamenti delicati che, per festeggiare il nostro arrivo, danzarono tutta la notte e sacrificarono un agnellino.

Il giorno seguente i condor, forse attirati dalle condizioni precarie del nostro impavido viaggiatore, festosi cominciarono a volare sopra la sua testa spelacchiata. Urgeva un rimedio! Capire le loro intenzioni! Come poter arrivare a loro, così alti nei cieli, se non a bordo di un CESNA (in altre parole una Fiat 500 con le ali)?
A Nazca ne affittammo uno e, sorvolando le terre desertiche della costa Sud-Peruviana, avvistammo strane incisioni chilometriche: balene, colibrì, ragni, condor... Chi mai avrà fatto tutto ciò? Avremo veramente visto queste immagini? Sarà forse troppa la coca masticata nell'ultimo mese? Forse è meglio lasciare i territori Andini... la costa Caraibica ci attende!

STORIE DI BOLIVIA

1) POTOSÌ: Wilson, una delle anime infernali della miniera di Potosì, ha solo 13 anni e, durante le vacanze scolastiche, aiuta suo padre che ne ha 38 e ne dimostra 50! Quali prospettive di vita? Una media di 30 morti l'anno solo per incidenti all'interno della miniera... e tutto per soli 80$ al mese!

2) TUTTI A SCUOLA: Con un incentivo di soli 20€ per bambino, il governo Boliviano ha fatto in modo che 100.000 bambini andassero a scuola anzichè a lavorare con i loro genitori! Politica davvero aprezzabile!


SURVIVING BOLIVIA...
where the unespected always happens!



We reached Copacabana on the Bolivian side of the Titikaka lake; an exotic name which reminds of sunny beaches and beautiful brunettes: here, in the Bolivian Copacabana, lama's fetuses, magical herbs, esoteric alembics at the "Witches Market"... Everything under the shade of the SAPO stone (SAPO means tod and it is one of the animals venrated by the Inkas).
Bolivia: its witchcraft, its superstition, its undiscovered valleys, its buses from which toilets have suddenly disappeared and its capital- non capital, which is an immense bazar! Our sight was blurred and we were out of breath, but luckily our friend coca (leaves) was always on our side... it seemed to be the only remedy to altitude sickness!

Inhbriated by the continuous chewing, we launched ourselves by bike down the curves of the "Death Road", which, in a downhill of 2800 mt spread on 60 Km, took us from the snowy La Paz to the 30º of Coroico, a small town at the feet of the Ande and on the border of the Amazon.
Once we thought that the worst had passed, we boarded a bus to Rurrenabaque, the capital of Bolivian Amazon; after a small problem of overbooking -what's 3 hours standing! - we took place in the first raw: panoramic seats on the side of a high clliff, with a river at the bottom... and the adventure started! 400 Km of dust-road, just as wide as a bus (unless part of it was occupied by a fallen rock); each curve our "panoramic" seats enjoyed the privilege of being SUSPENDED IN THE AIR and, every time we crossed a car, or worse a truck, we could also try the emotion of the reverse-gear driving. In other words a 15 hours long Schueberfeuer (the Luxembougish annual theme-park)!
While during the first hours of the journey everybody was planning escape strategies in case we fell down the river, once the night came and the cliff was no more visible, everybody tried to "relax", thinking "Whatever!"... and it was exactly then that the bus decided to "animate" the evening: a light appeared in the lugguage department and we all decided to get-off and improvise una FIESTA on the road (see picture), careless of wolves and puma! This is when we met once again Mary, the PARTY REPORTER, a friend we had met in Cuzco and with whom we crossed Bolivia.
After 15 hours we finally reached Rurre, where capibaras and alligators were waiting for us with a big smile along the banks of the Rio Beni and, while piraña and pink dolphins animated the waters, swarms of mosquitoes populated the pampa. What a strage sensation to see a cobra eating a small mouse!

After 3 days risking malaria, Pablo and Anabel were waiting for us to celebrate the Navidad, so up again in the crazy road heading back towards La Paz... hoping that it would not give us the same "emotions" we had on the way there.
Before the midnight-mass we visited the Andean Christmas Market, which was full of statues of baby Jesus and his wardrobe: clothes, shoes, woolly hats... well at this altitude it might be cold for him too!
Pablo and Anabel welcomed us in their house, they lead us to discover a different La Paz, which most tourists don't get to see, but, above all, they reminded us of the importance of being in a family on Christmas day (Thank you again!).

The sunny atmosphere of La Paz during Christmas was soon overshadowed by the tenebrous tunnels of the Cerro Rico mines of Potosì, which for centuries enriched the treasures of the Spanish and European courts. While we crawled in the tunnels between one infernal level and the other of the mine, we felt like new Dante in his Divine Commedy. The miners we met were transporting Kg of stones rich of steel in small backpacks, among explosions, falling rocks and sylicosis (the desease of all miners).
From the tenebrous mines of Potosì we then went to the light of the white city of Sucre, the official capital of High Perù: in its palaces the image of a glorious past and in the air the perfume of culture.

The road to Chile was still long: we had to cross deserts, lagunes and geisers.
When we reached Uyuni, capital of the Bolovian desert, one of the driest in the world, we were welcomed by and incredible thunderstorm (how crazy is that?), but, together with Washington and Marcela, our Brasilian friends whom we had met in Sucre, we started to "farlare" (speak) Brasilero and to cross the desert. Kety and Craig, in their honeymoon from the kiwi island, also joined our group, so that Esperanto language became the common one, between Castill-Quechwa, Itañolo, Brasiñolo and New English.
It was the 1st of January, the driver-chef-guide (?) was still hangover from the previous day's party, so he decided to take a nap while driving, but we were always alert and shared with him our daily dose of coca leaves!
We visited the steem-train cementery (could this be an omen of our journey?), which centuries ago crossed the desert transporting the steel from Potosì and, after a few Km, the sand-and-rock desert became and immense white land as large as half Sardina; we had reached the Salar!

Once we got to the middle of the salt flats, we happened to cross a Quetchwa New Year's Party and there a lady pulled out of her coloured handbag a strange mix made of lama fetuses, armadillo's tails, coca leaves, broad-beans and other herbs, all seasoned with a bit of local salt and drowned in some home made alchool based on sugar-cane. We tried the mix...
... and that's when the spell begun: Some of us became really small and, in order to proceed, they had to climb and hang to the others, who, compared to them, looked like giants.
Once the spell was over, everybody went back to his/her normal dimensions and the journey continued through coloured lagoons (red and green), dry mountains topped by a white cap of snow, abandoned mines, among flocks of viguñas and colonies of pink flamengoes.
The burning sun of the day gave way to the freezing night of the Andean desert and from 25º of the day we passed to -15º (of the night). The tenebrous sky was englightened by millions of shining stars, many constellations, which are not visible in the Boreal emisphere and which our friends kindly illustrated to us, so that, by following the Southern Cross, we would not loose our trail.

The day after we woke up really early and found ourselves surrounded by an unexpected smoke; once the first rays of sun illuminated the desert, we realized we were inside the crater of a vulcano, whose emissions were in form of geisers! We run away terrified before the gas became lava, so that in a flash we descended from the 5000 mt of the vulcano to the 3500 of the border with Chile. There, we said gooby to the crazy and adventurous Bolivia and to our travel mates, and continued our journey towards the Atacama desert.

Guillermo and Ibel's cousins from the West-side of the Ande presented themselves with an organization they inherited from their Teutonic ancestors: beaten dust roads or even asphalted, credit cards welcomed and... €UROPEAN prices!!! What a pleasure to taste again olive oil, wine and cheese; it was great to be able to relax in a homey atmosphere in which you do not have the feeling that the most unpredictable and craziest things will surely happen... however, for two "professional travellers" like us, all this could not last more than 2 days, so, after a last Chardonney, we run-away from Chile and headed once more towards Perù! Our destinations were the colonial and religious white city of Arequipa and the famous Colca Canyon, which with its 3200 mt is one of the deepest of the world.

As usual, the change of country was accompained by some kind of unespected illness. Could it be that we stayed too long in such a high altitude that the Sardinian body started to send some messages? or maybe the broad-beans, one of the main ingredients of the Andean diet? or perhaps, most probably, the sight and smell of the "frog-juice"? Well, don't really know how that happened, but suddenly the bold explorer found himself lying on the floor of a market. When he woke-up Franci looked like "una chica" with Andean appearances... a nightmare or maybe not? After his recovery, we left Arequipa and headed to the Colca Canyon, which was populated by people of special beauty and who wore colourlful customes who, to welcome us, danced all night and sacrified a lamb!

The day after the condors, perhaps attracted by Pierpi's last desease, started to fly over his bald head. We urged to find a solution and to understand their real intentions! How could we reach them who fly so high in the sky, if not by CESNA (the equivalent of a FIAT 500 with wings)? We rented one in Nazca and, flying over the desertic lands of the Southern coast of Perù, we started to see some strange enormous shapes on the ground: whales, moking birds, spiders and condors... who could have done all that? Did we actually see it? Did we maybe chew too much coca in the last month? Stop! We needed to leave the Andean territories... the Caribbean coast is waiting for us!

BOLIVIAN TALES:

1) Wilson, one of the "infernal souls" of the Potosì mine, is only 13 years old and, during his school-holidays, helps his father Luis who is 38 but looks like 50! What prospective for his life? On average there are 30 deaths per year and this only counting accidents inside the mine... and all this for only 80$ per month!
2) BACK TO SCHOOL:
With an incentive of only 20€ per kid, the Bolivian Government has "obliged" parents of 100.000 children to send them back to school, rather than having them working. A really great initiative!








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15th January 2009

Semplicemente: Uno Spettacolo... Grandi, grandi, grandi ! Un bacione, Ale
23rd January 2009

Sono il vostro grillo parlante...
...Pierpi, disgraziato, allora vuoi veramente farmi preoccupare!!! Attendo nella mia mail personale dettagli sul tuo stato di salute :O) Per fortuna c'è Franci che mi rasserena :o) P.S. Tani vuole proprio farvi sapere che vi vuole bene e vi abbraccia forte (fra le lacrime)

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