ODISSEA IN CENTROAMERICA


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Published: March 21st 2009
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UN MARE DI PALME E BANANI



Un mare di palme e banani apparve all’orizzonte, il caldo secco di Lima era ormai un lontano ricordo; S.Pedro Sula ci accolse col clima caldo umido tipico del Caribe. Il pullman partí in orario; sorpresi da questo fatto, ci guardammo stupiti e curiosi per la nuova avventura che ci attendeva. Un vecchio School-Bus giallo Americano dell’Illinois ci traghettó fino a Tocoa.

Prendemmo possesso del nostro “cuarto” (camera da letto) nella Casa Curale e, rifocillandoci con tortilla e frijoles (fagioli), scoprimmo che la Missione Gesuita nella quale avremmo dovuto prestare il nostro volontariato, in effetti non esisteva! Incuranti della notizia, non ci dammo per vinti… “No hay problema!” esclamó Padre Roberto con il suo accento Americano di Alba, e dopo 2 giorni, ci ritrovammo di fronte ai computer della Fondazione San Alonso Rodriguez, Dip.to Micro-Imprese.

L’inizio fu scioccante! Mai prima d’ora ci eravamo presentati in ufficio alle 8:00 e già sentivamo prurito all’idea di stare 8 ore seduti davanti ad un computer… senza neanche un piccolo trekking in pausa caffè! ma con entusiasmo ci buttammo a capo fitto nella nuova esperienza; il nostro dipartimento offriva servizi di consulenza e micro-credito alla gente
più povera della Regione Colon, nella costa Nord dell’Honduras.

Dopo due giorni visitammo la comunità Garifuna di Santafè; i Garifuna, pescatori neri ex-schiavi delle colonie delle isole Caraibiche, popolano i litorali dell’Honduras. Sotto Natale la comunità aveva ricevuto finanziamenti per alcune micro-imprese ed ora, un mese dopo, andavamo a controllare come proseguiva il lavoro.

Doña Eloisa aveva aperto la sua pulperia (negozietto minuscolo), ma non aveva potuto fare l’inventario per non saper leggere nè scrivere, così aveva tenuto a mente tutti i prezzi di acquisto e vendita… non era sicura di guadagnre su ogni prodotto che vendeva: per questo le dammo una mano.
La piccola comunità era in stallo: causa mal tempo, i pescatori sui loro piccoli caiucco, non potevano calare le loro reti; non si trattava di un'effimera bolla finanziaria, come quella che i nostri amici stavano combattendo in Europa, qui a Santafè chi comandava era la natura; così la pescheria di Doña Maria non era stata aperta e lei aveva prestato i soldi del suo credito a destra a manca organizzandosi una piccola finanziaria. La panetteria di Doña Elma era avviata, ma visto che l’economia non girava, pochi si potevano permettere il lusso del pane e continuavano a mangiare le loro tortillas di mais… anche le lenzuola e tende della piccola sartoria di Betty purtroppo non erano nella lista delle spese del momento! Che dire? Sperammo che il “fruente-frio” terminasse presto, anche per noi volontari-viaggiatori Europei.

Il Sabato mattina andammo in gita con i preti alla piccola comunità di Las Mangas. Era appena finita la stagione delle piogge, così, dopo tanti mesi di assenza, Padre Cacho poteva nuovamente raggiungere la remota comunità e celebrare la messa. La strada era tutto un fango, i fiumiciattoli si attraversavano guadandoli con il pick-up, (unica macchina adatta a questa zona) perchè i ponti erano crollati. Come nella costa, anche nell’entroterra il maltempo bloccava alcune comunità come questa, che per mesi aveva potuto essere raggiunta solo a cavallo.
Il pick-up aveva solo due posti, ma nel cassone viaggiammo “comodamente” in 8; c’era posto per uno in più, così al ritorno, dammo un passaggio ad un contadino, che percorreva la strada fangosa con un enorme sacco di fagioli(?), mais(?) che proteggeva con machete e fucile… bah!
In serata andammo alla scoperta della movida della cittá dirigendoci al Guaranà, luogo d’incontro della Tocoa bene. All’ingresso la Security requisiva varie pistole e fucili con i quali alcuni Catrachi (Honduregni) uscivano e si divertivano la sera… tutto sotto controllo: la armi vennero custodite dietro il bancone del bar e sarebbero state rese ai proprietari a fine serata quando, magari un pò ebri, avrebbero cavalcato le loro moto per dirigersi chissà dove… Che dire? Meglio tornare a casa prima che chiudesse il locale.
Il Lunedì, raccontando del week-end ai nostri nuovi compañeros, venimmo a sapere che la comunità di Las Mangas basava la propria economia nella coltivazione di fagioli, ma soprattutto, di marjuana e che il Dipartimento di Colon, chiamato anche Colombia, era il polo di ditribuzione della droga per tutto l’Honduras… e questo spiegava il motivo di tante armi in città e del fucile per proteggere i “fagioli”del campesino auto-stopista.

I giorni passavano tra l’asseverazione di nuove idee imprenditoriali; in un paese in cui non c'era niente, ogni iniziativa poteva funzionare: panifici di cocco o yucca, patatine di banana, programmi televisivi, piscicultura, sartoria ecc… le persone con le quali venivamo a contatto erano tra le più disparate, l’entusiasmo era tanto e si poteva dare una mano a tutti... finchè, un bel giorno, arrivó in ufficio un gruppo di campesini: capello da cow-boy, machete, jeans e stivali di gomma. Avevano appuntamento con la responsabile del dipartimento, Juana, e cominciarono a parlare con lei del loro progetto, mentre noi ci dedicavamo ad altro. Ogni tanto sentivamo nell’aria parole come “barca”, “pirati”, “reti”, insomma, questi baldi 60enni volevano trasformarsi da contadini a pescatori per “impedire - irruppe Gennaro- che i pirati sfruttino i nostri mari, mentre noi contadini continuiamo a stare piegati sul terreno per un pugno di fagioli!”… e ovviamente, nessuno di loro era mai stato al mare.
Ovviamente in questo caso l’unico aiuto che poteva offrire loro la Fondazione, era di distoglierli da questa iniziativa, suggerendogliene magari delle altre, perchè il rischio della vita è senz'altro più alto di qualsiasi rischio economico.

Dopo 3 settimane partimmo per un viaggio di lavoro verso Sico e le sue aldee (piccole comunità). Al posto del computer, gli stivali di gomma e al posto del biglietto in business-class, trasporto nel cassone del pick-up insieme a 2 moto, gli zaini ed alcune sementi da sitribuire alle comunità. Dentro la macchina eravamo in 7, mentre un collega, a turno, viaggiava sopra una delle moto nel cassone. Dopo 4 ore di “comoda” strada bianca infangata dalle continue piogge tropicali, guadando fiumi ed attraversando incertissimi ponti in legno, giungemmo sulle sponde del Rio Sico. Anche in questo caso il ponte era stato spazzato via da una recente piena, quindi, incuranti del pericolo, mettemmo la macchina sopra una balsa (zattera) e cosí attraversammo il fiume.

Arrivati a Sico, Don McLeen, leader delle comunità della zona ci accolse felice. Un rapido giro del piccolo villaggio per vedere case di fango, di legno e le mega ville dei narco, poi a cena nell’unico ristorante del paesino, dove la nostra razione quotidiana di “moros y cristianos” (fagioli e riso) ci aspettava. Dopo la cena, qualche partita a carte come unico passatempo e, mentre scambiavamo conoscenza di giochi (scopa contro casino), entrarono dei nuovi clienti: il narco che portava occhiali da sole (alle 8 di sera) e i suoi 2 guardaspalle, poi altri 2 della stessa banda (per fortuna)… tutti provvisti di revolver. L’ambiente si fece pesante, stile saloon del far-west, le carte tremavano nelle nostre mani, che fare? Scappare? Ma fuori imperava una tormenta tropicale… i 5 fratelli Dalton approcciarono il bancone e, con fare minaccioso da veri machos Centroamericani, ordinarono… 5 frullati di banana!!! Per questa volta non si sarebbero ubriacati di rum, ma per noi era meglio filarcela prima che arrivasse Lucky Luke! … e la partita Honduras-Costa Rica del giorno dopo decidemmo di guardarla in hotel.

L’indomani incontrammo il primo gruppo di contadini al quale proponemmo una micro-impresa di apicultura, visto che loro erano propensi ad allevare iguana da ingrasso, cosa che in Honduras era illegale, anche se tutti ne decantavano la bontà in zuppa con cocco.
In un’aldea vicina che raggiungemmo dopo 2 ore di cammino col fango alle ginocchia, c’era poi un gruppo che voleva un motore fuori bordo per facilitare la comunicazione con le altre comunitá; vista la fatica che anche noi avevamo fatto per arrivare lí, decidemmo che effettivamente se lo meritavano.

Il gruppo che ci entusiasmó di più però era quello delle signore di Sambita, erano 12 donne che già da anni lavoravano in gruppo seminando mais e fagioli, con il sogno di aprire una panetteria. A differenza degli uomini, loro erano molto decise, unite e positive, così anche noi ci organizzammo a fare le necessarie valutazioni, capacitarle e costruire il forno al più presto. Decidemmo di tornare dopo 2 settimane per dar loro un piccolo corso di organizzazione aziendale e vendite, per erigere le fondamenta ed i pilastri della panetteria-palafitta e … infangare merda per i mattoni del forno. Notammo che le donne avevano sempre più spirito di iniziativa e voglia di fare degli uomini; in seguito ci venne spiegato che nella società machista in cui vivevano, nonostante loro si occupassero di 5-8 figli e della casa, i mariti non condividevano con loro i pochi guadagni.
Un altro progetto che ci venne affidato era l’organizzazione di una rete giovanile della città. Tocoa era una città che negli ultimi 10 anni era cresciuta in maniera incotrollata, diventando il principale snodo distributivo dell’Honduras Nord-Orientale; era una delle tante città senz’anima e dove i giovani ancora non trovavano il loro spazio, era quindi semplice che cadessero nei vizi della vita: droga, malavita organizzata o altro. L’idea era quindi quella di creare un’organizzazione giovanile che proponesse ai ragazzi un luogo d’incontro dove potessero esprimersi attraverso danza, musica e teatro. Ci impegnammo molto in questo progetto pur rendendoci conto delle difficoltà che presentava, non ultimo il fatto che noi presto saremmo tornati “sulla carretera” e quindi quello che potevamo fare era trasmettere ai ragazzi tanto entusiasmo e suggerir loro alcune idee per continuare.


STORIE DI HONDURAS

1) "La protesta di Trujillo" - di Padre Colato

Un giorno Padre Colato ci disse che sarebbe dovuto andare ad una protesta popolare a Trujillo. Ci raccontò che due contadini avevano ricevuto l'ergastolo in quanto rei di aver dato fuoco ad una casa con 8 persone dentro. Stupiti esclamammo "Beh, se hanno ucciso 8 persone, sembra giusto che stiano in carcere, perché protestare?" Padre Colato ci spiegò cosí i fatti: "Il governo aveva promesso per anni l'assegnazione di alcuni terreni ai contadini che da sempre li lavoravano. Il processo era lungo e complicato, finché un generale dell'esercito rivendicó queste terre come sue, ci costruí una casa e cacció i contadini con le armi. Ogni volta che i contadini passavano vicino alla casa, il generale ed i suoi scagnozzi gli sparavano contro; a volte facevano anche irruzione nelle loro capanne, seminando odio e terrore. I contadini si lamentarono col governo per anni, denunciando soprusi ed omicidi del generale e dei suoi; la risposta del governo fu embelmatica: "Non é un nostro problema... forse lo sará se ci mettiamo contro il generale!".
Quindi, all'indomani dell'ennesimo omicidio, i contadini si organizzarono e bruciarono la casa del generale e le 8 persone che al momento erano all'interno. La nostra protesta popolare é in favore degli unici 2 contadini che sono stati arrestati per un crimine di massa la cui motivazione ha uno sfondo politico.
Per la cronaca, purtroppo due giorni dopo la protesta un altro contadino fu ucciso!

2) Josè, la guardia forestale

Un giorno il nostro collega Josè ci disse che avrebbe lasciato la ONG per andare a fare la guardia forestale e, mentre ci annunciava questo, il suo sguardo era molto preoccupato. Gli chiedemmo quindi di cosa avesse paura pensando a tutti gli animali di questa foresta.
Lui ci rispose: "Guardie forestali e ONG studiano le micro valli, le foreste ed i fiumi per delineare un piano di controllo forestale e far si che solo alcuni alberi vangano tagliati e che gli stessi vengano rimpiazzati, per evitare inondazioni e frane.
Se un contadino taglia un albero senza permesso viene sanzionato e puó anche finire in prigione; il probelma é che allo stesso tempo, il cugino del presidente della Repubblica ed i ricchi narco trafficanti stanno disboscando le nostre foreste in maniera sregolata per creare pascoli o vendere la legna.
Loro non mandano solo boscaioli, ma anche gente armata... Bene, il mio nuovo lavoro consiste nel cercare di bloccare questo scempio, ma mentre io avró solo la legge al mio fianco, loro avranno pistole e lobbies... Capite la mia paura adesso?"


A SEA OF PALM AND BANANA TREES

A sea of palm and banana trees appeared to the horizon; the dry heath of Lima was a past memory; San Pedro Sula welcomed us with the humid-hot climate typical of the Caribbeans. The bus leaved on time. Surprised for this event, unknown to us for the past 5 months, we looked at each other curiously wondering about the new adventure expecting us. An old yellow American School-bus from Illinois transported us to Tocoa. We took posession of our room by the priest house and, while eating tortillas and frijoles (beans), we found out that the Jesuite Mission in which we were supposed to carry out our voluntary working experience, in reality did not exist.
"No hay problema"-said Father Roberto in his American accent, and after 2 days, we were sitting in front of a PC in the "Fundacion San Alonso Rodriguez", one of the many NGOs of Tocoa, Dept Micro-Enterprises. The beginning was shocking! We had never gone to the office at 8 o' clock before and, the idea of sitting 8 hours in front of the PC, without even a tiny trekking in between, sounded imposible! However the enthusiam for the new adventure and the emotion of volunteering won; our department offered consultancies and micro-credit services to the poorest people of the Colon Region, in the northern coast of Honduras. Two days after we visited the small Garifuna community of Santafé; the Garifuna, a population of black fishermen, ex slaves of colonies of the Caribbean islands, populate the coast of all Honduras. Just before Christmas they had received some funds for their micro-businesses and now, a month after, we were going to ckeck how their job was going.
Doña Eloisa had opened her small pulperia (a microscopic grocery store), however she could not do the inventary, because she could not read and write, so she kept in mind all purchase and sale prices... she was not even sure of being earning on each product she sold, therefore we happily helped her.
The small community was stuck: because of bad weather conditions, the fishermen did not go out at sea; we were not talking about a pure financial speculation as cause of the village's economic crisis, like the one our friends were living in Europe; here in Santafé everything was in the hands of nature!
So Doña Maria could not open her fishmonger shop and, as an alternative, had started lending her credit here and there, to make some money some how. Doña Elma's bakery of was up and running but, since the economy did not run, not many people could afford the luxury to buy bread, they'd rather have to stick to their usual corn tortilla; and even less could people buy curtains and bed-linen made by Betty in her micro-tailor shop! What could we say? we could just hope that the "fruente frio" (cold weather) terminated soon... also for us European voluntary travellers!
On the Satuday morning we went on a small tour with one of the priests to visit the small community of Las Mangas. The rainy season had just ended, so, after many months of absence, the priest could finally reach the remote community again to celebrate the mess. The road was all muddy, we crossed the small rivers directly with the car (a pick-up: the only type of car which suites this area), because the bridges had been washed out during the last storm. Just like in the coast, even inland the bad weather blocked and isolated some communities, like this one, which for months could only be reached by horse. The pick-up cabin only had space for 2, but on the back we could "confortably" fit in 8; there was room for 1 more, so, on the way back, we gave a lift to a farmer who was walking on the muddy road carrying a giant bag of..., which he protected with machete and rifle.
Saturday night arrived and we went to check-out the Tocoa's night life and ended up at the Guaraná, a place where the richest jungsters of the town met; at the entrance security checked all guys and took a lot of guns with which many hondureños went out in the evening! Everything was under control: all guns were stored behind the bar, to be handed back to their owners at the end of the evening once they decided to leave, slightly tipsy and ready to drive-off on their motorcycles. Well we'd better be already at home by that time!-we thought.
The Monday after, back to the office, we related to our new "compañeros" about the week-end and that was how we came to find out that the community of Las Mangas based its economy on cultivating beans but, above all, marjuana and that the region of Colon (also called Colombia) was the distribution center of drugs for all Honduras... and this explained the presence of so many arms in the city as well as the need of the hitch-hicker farmer to defend his bag with the gun.
The days went by among the asseveration of many enterprenurial activities; in an undeveloped country, in which there's hardly anything, every initiative could work: coconut or casabe bread backeries, banana chips, fish-cultivation, tailors... the people which contacted the Fundation were the most desperate; our enthusiasm was a lot and we could try and help everyone.
One day a group of farmers entered the office: cow boy hats, machete, jeans and wellington-boots.
They had an appointment with the dept. responsible, Juana, so they started exposing their project to her, while we were busy doing something else. Every now and then we heard some words like "boat", "pirates", etc... Well these bald 60 years old farmers wanted to become fishermen, because they didn't want "pirates to exploit their sea, while they had to keep bending their backs on the land for a bunch of beans!"... and of course none of them had ever been at sea. In this case the only help the Fundacion could give them was to try and dissuade them from this idea, because to put their lives at risk was behond any possible economic risk.
Three weeks after the beginning of our volunteering experience, we left for a business trip towards Sico and its small sorrounding communities. Instead of the laptop, the wellington boots and instead of a business class ticket, transport on the booth of the pick-up, together with 2 motorcycles, everybody's backpacks and some seeds we needed to deliver to some of the communities. We were 7 people sitting inside the car, while 1 more colleague travelled on one of the 2 motorcycles in the booth...
After 4 hours of "confortable" muddy road, diving the pick-up in small rivers and crossing very unsecure wooden bridges, we reached the north bank of the Rio Sico.
Even in this case the bridge had been destroyed by a recent fload, so we drove the car onto a balsa (small kayak-raft) and crossed the river. Once we reached Sico, Don McLeen, leader of the communities around Sico, welcomed us happily.
A quick tour of the village to see mud and wooden houses and the mega villas of the narcos, then we went to eat in the only restaurant... where our daily portion of "moros and cristianos" (beans and rice) was waiting for us. After dinner, some card games as the only distraction and, while we exchanged some games' rules, (Italy vs. Honduras), some new customers entered the restaurant: the boss wearing sunglasses (at 8 PM) and 2 body guards... then 2 more, luckily of the same gang, all carrying revolvers. The air started feeling heavy, like that of a far west saloon: the cards were shaking in our hands... what could we do? run away? The Dalton brothers approached the bar and, with a real central american macho attitude, ordered... 5 banana milk shakes!!! Well for this time they would not get drunk with rum - we thought - but we better go before Lucky Luke shows up! We also decided to watch the football game (Honduras - Costa Rica) of the day after safely locked in our hotel rooms.
The morning after we met a group of farmes who wanted to breed iguanas (to sell them to eat); being this illegal, we proposed them a micro-business initiative of honey making. In a close-by village (2 hours walking with mud to our knees) another group wanted an engine for their boat to improve communication with the nearby communities... and, after the long muddy walk, we all agreed that a boat, as means of transportation, was not a bad idea!
The group with the gratest enthusiasm was the ladies'group of Sambita, where 12 women, who had already worked together for several years cultivating beans and corn, wanted our help to start a bakery. As opposite to the men, these ladies were very decided, united, positive and they transmitted this attitude to us; so we agreed to arrange all necessary checks, teach them the job and to help them to build their oven as soon as possible. In 2 weeks, we agreed, we would come back to give them a small business organization and sales course, to put the first pillars of the off-the-ground backery and ... mix excrement and mud for the bricks of their oven!
We had noticed that women usually had much more spirit of initiative and will to do something then men; our colleagues explained to us that this was because in the macho society in which these women live, although they take care of the 5-8 kids and of the house, their husbands did not share their small earnings with them.
Another of the projects we followed in the S. Alonso was building-up a network of youngsters of the city. Tocoa was a city which in the last 10 years had grown to be the center of distribution for the North Eastern part of the country; it was therefore one of the many cities with no soul and for the youngsters it did not offer anything beside the park. It was therefore simple for young people to fall in the vices of life: drugs, organized bands etc... The idea was to organize a young people organization which offered them the possibility and the premises to meet-up and to express themselves through dance, music and theater or through sport. We put a lot of energy into this project although we realized the difficulties it had, among which, the fact that we would soon be on the road again, so all we could do was to transmit these young people a lot of enthusiasm and suggest them some ideas to continue.


TALES OF HONDURAS

1) "The Protest in Trujillo" - by Father Colato


Today -said Padre Colato- I will go to a protest in Trujillo where 2 farmers have been jailed with a life sentence for burning a house and killing the 8 people who were inside. In shock we asked him "And what do you protest for? If they have killed 8, that seems the least justice could do!" but Father Colato replyed "The story is that there are some lands that were supposed to be given to the farmers, the process was long, until, one day, an army officer took possession of them, built his house there and at that point the government's power was subdued to that of the army officer. The officer and his family treathened the farmers by shooting towards them every time they passed by and, every now and then, killed one. The farmers asked help to the government and the police and were answered that this was none of their business any more and that they should solve the problem by themselves.
So one day, after yet another murder, the farmers got organized and took action: they burned the officer's house with his family (8 people) inside. So todays protest is in favour of the only 2 farmers that were arrested among the many who commited the crime, the argument is that they were not the only 2 and that there's a political background to this story that the government is not willing to tackle".
A few days after the protest, unfortunately, one more farmer was killed.


2) The ranger by our colleague Josè

One day Josè told us that he would leave the NGO to go and work as a ranger in a forest; he looked really worried and scared, so we asked him if he was afraid of the animals he might have met there and he told us: "Rangers and NGOs study the land and the forest to draw a regulation plan so that only some trees will be cut in the forest in order to avoid floads and landslides. If a farmer cuts a tree without permission, he can be fined or even jailed. The problem is that, at the same time, a cousin of our country´s president and some rich narcos are destroying the woods by cutting whatever tree they feel with no regulation, nor respect to the law as they need space for their cattle or because they want to sell the woods. They do not just send people to cut trees there, but also armed people.
Well, my new job will be to try and stop these people, but while I will only have the law on my side, they will have revolvers and lobbies. Do you understand my fear now?"

















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23rd March 2009

sempre i migliori
ma non tornate piu??????.....se ce un posto vi raggiungo ...quando vi fischiano le orecchie ...tranquilli sono io che vi sto invidiando ...grande Pierpy sei riddiventato il mio capo squadriglia preferito...vi voglio bene.. a presto

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