Patagonia1, (Peninsula Valdés y Punta Tombo)


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January 12th 2016
Published: January 16th 2016
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Il viaggio verso Puerto Madryn dura all'incirca dieci ore secondo la signorina della biglietteria, sempre quella del post precedente per intenderci. Più le altre dieci per uscire da Buenos Aires, capiamo dopo noi. Il viaggio comincia subito con un cartello il quale ricorda ai signori passeggeri che sul bagno del bus è vietato 'hacer kaka', con la k. Poco male, perché da brave cretine il fatto ci da da ridere per tutte le 10+10 ore del viaggio. Cosicché, la monotonia del paesaggio passa in secondo piano, mentre scorre per ore sotto i nostri occhi. Patagonia. Patagonia è quella cosa che sogni per anni e poi eccola lì, ufficialmente alle 13.30 del 16/12/2015. Patagonia è quella terra sconfinata su cui non cresce niente, se non leggenda ed inspiegabile magia. Patagonia significa grandi piedi, fu chiamata così dai primi conquistadores ai quali così apparivano i nativi, gente dai grandi piedi. Ma nessuno se ne frega, quando dici Patagonia tutti pensano a Chatwin e ti chiedono se hai letto il libro, che io invece odio perché tutti ti chiedono se lo hai letto. Finalmente arriviamo a Puerto Madryn, retta turistica che unisce due punti, Peninsula Valdes e Punta Tombo. Il vento patagonico soffia forte sulle nostre testa, ed anche sul porto. Niente balene, si va prima a Punta Tombo.

PUNTA TOMBO. La più grande colonia di pinguini del sud america. La mattina ci vengono a prendere presto, saliamo in macchina contente con altri due italiani. "Ciao ragazzi di dove siete?" "Milano". Gelo. Mi chiudo nei miei due minuti di dolore. Cerco nel decalogo socializzazione, ma la M di Milano non c'è! E poi, come lei apre bocca, nasce un amore. La giornata scorre via al ritmo degli aneddoti di Daniela, e le sue storie sul gatto russo che fa la pipì nel cesso di casa, dei suoi viaggi in Bielorussia e vario altro, mentre il povero Paolo si sorbe i discorsi in spagnolo della guida, non parlandone una parola. I pinguini nidificano in buche nel terreno lontano dal mare, al tempo della riproduzione il signor pinguino risale dalla costa e va a pulire casa, ogni anno la stessa, prima che la signora pinguino si appropinqui una settimana dopo. Nel mentre, il maschio sapiens sa togliersi mutande calzoni e calzini in una sola mossa, poi, sfranto dallo sforzo, li lascia giacere sul pavimento. Mentre i pinguini camminano goffamente nella colonia, passeggiando tra struzzi e guanaco, il vento patagonico continua a sventolarci sotto il naso l'odore di guano. È tempo di andare a Gaiman, colonia di gallesi, unica oasi nel deserto della patagonia dove crescono alberi. Un tempo, Antoine de Saint-Exupery volava su questi cieli come il suo piccolo principe, lanciando pacchi di posta sul piccolo correo postal, rimasto da allora tale e quale. Ci propongono di prendere il the alla caffetteria dove passò Lady D nel 2000 qualcosa. 20€ per un the. I milanesi ci guardano, noi li guardiamo, non c'è manco bisogno di dirlo "ma anche no". Vedo che da nord a sud in Italia ci capiamo nonostante i dialetti......

PENINSULA VALDES. Il vento patagonico sarà anche una laggenda, ma ci ha abbastanza rotto il cazzo. Saliamo in macchina sempre con loro, i milanesi che ormai siamo una famiglia, con la speranza che le barche per l'avvistamento balene oggi partano. La penisola è immensa. Ci si arriva guidando in un deserto secco e brullo, la salinità della terra, ci dice la guida, contribuisce a renderla incredibilmente arida. Persino le pecore sono rade, sparpagliate per ettari ed ettari di sterpaglie. In questa zona non cresce niente, se non i prezzi, lievitando a dismisura di anno in anno. Come prima tappa ci ritoccano in pinguini, che noi, dopo ieri, non ne possiamo più. L'unico degno di nota è un povero piccolo totalmente ricoperto di guano. Ahi ahi ahi, sottovento patagonico, su rieducational channel! Mentre noi aspettiamo la clemenza del tempo nel pomeriggio, se siamo fortunati, il viaggio prosegue a Punta Norte. Qui, se siamo fortunati, si vedono le orche cacciare leoni marini. Approfittano di un canale di acqua profonda dove una di loro si nasconde e li spinge al largo, mentre il branco aspetta a fauci spalancate. Un po come in Italia, uno lavora, gli altri magnano. Ovviamente non siamo fortunati e delle orche oggi, manco più le cartoline. Ci avviciniamo alla spiaggia dei leoni marini, una distesa di bestioni stipati, ammassati uno sopra l'altro, cadaveri nullafacenti al sole che si trascinano affannosamente, litigano, strillano, si ricoprono di sabbia. Ostia, ma senza cocomero sostanzialmente. E dopo aver pranzato in mezzo ad una famiglia di struzzi ci dirigiamo finalmente al porto. Il mare non mi sembra così agitato, una buona barca dovrebbe farcela penso. Poi vedo la barca, una canoa a motore. Vabbe', è andata così, andrà meglio la prossima volta! Andrà meglio la prossima volta?


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