Andamane selvagge?


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Asia » India » Andaman & Nicobar Islands » Port Blair
February 2nd 2017
Published: February 9th 2017
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Le Andamane, isole sperdute nelle acque dell'Oceano Indiano a tre giorni di navigazione dalla terraferma (o due comode ore di volo, ma cosi' non vale...); e' qui che decido di concedermi un paio di settimane di meritato riposo lontano dai rumori e dagli odori della madrepatria, certo che qui, lontano da tutto e da tutti, la natura sia riuscita a mantenersi protagonista incontrastata, resistendo all'avanzata del progresso e di tutto quello che ne consegue. Ma sara' ancora cosi'? Marco Polo, nel suo leggendario viaggio in Oriente verso la fine del tredicesimo secolo, descriveva come "cinocefali" i suoi abitanti e, seppur senza arrivare a tanto, di prima persona nel non lontano 2010 ebbi occasione di incrociare alcuni degli ultimi rappresentanti del popolo Jarawa che, sprezzanti delle regole e di chi le impone, sbucarono fuori dalla foresta per farsi dare uno strappo dal nostro autobus: due individui in gonnellino di foglie di palma muniti di arco e frecce comodamente seduti tra indifferenti contadini del posto, una inutile guarda armata di fucile ed un sorpreso viaggiatore capitato per caso da quelle parti. Ma ripeto, sara' ancora cosi'?? Le voci che sono riuscito a raccogliere sono in effetti alquanto preoccupanti, a partire dal numero stesso di turisti occidentali che sembrano esserci gia' stati (tanti), ma soprattutto per cio' che si dice sul numero spropositato di vacanzieri indiani (troppi) che decidono di trascorrere qui le loro vacanze esotiche.

E' in questo stato d'animo che sbarco a Port Blair, la piccola capitale del "Territorio dell'Unione di Andamane e Nicobare", secondo la denominazione ufficiale; prima tappa la stazione degli autobus da dove partono le corse per la cittadina di Rangat, su a Nord. Lungo il percorso si superano due piccoli bracci di mare a bordo di una chiatta per poi attraversare in pieno la foresta in cui e' stata istituita una riserva per proteggere i pochi membri della tribu' degli Jarawa che ancora sopravvivono a stento; prima dell'ingresso i veicoli devono formare un convoglio unico ed e' a questo punto che mi accorgo del numero impressionante di automobili e fuoristrada che trasportano i turisti verso chissadove. Gia' leggermente depresso, mi accorgo anche di un cartello che, oltre a vietare di fermarsi e scattare fotografie agli indigeni, riporta anche la raccomandazione di non offrire loro delle banane.... E' allora con agrodolce soddisfazione che percorriamo tutta la strada senza incontrare la benche' minima anima viva: spero che gli Jarawa si siano allontanati disgustati dai margini della strada e siano ritornati nel folto della giungla, a meditare forse se seguire l'esempio dei loro fratelli sentinelesi, gli stessi che a tutt'oggi resistono alla colonizzazione della loro isola accogliendo ogni intruso con una pioggia di antiquate ma sempre efficaci frecce! Da Rangat si naviga poi sul fiume Yeratta infestato da coccodrilli fino a raggiungere la piccola Long Island, una tra quelle aperte al turismo con il numero minore di visitatori, cosi' mi e' stato assicurato; in effetti si rivelera' davvero cosi': con una sola guest-house disponibile e due spiagge non proprio da urlo, su quest'isola si riesce ancora a percepire la sensazione di isolamento e l'antica vita da villlaggio non ancora intaccato dall'avanzare della modernita'.

Tappa successiva sull' Isola di Neil, dalle ridotte dimensioni ma che occupa gia' di diritto la piazza d'onore nella classifica delle presenze turistiche nelle Isole Andamane; qui mi sistemero' per bene in un umile ed economico bungalow di bambu', potendo dare cosi' sfogo ad una mia vecchia passione nata nel corso degli anni durante i viaggi nei paesi tropicali, l'amaca birdwatching. Due sono i requisiti fondamentali per poter praticare questa attivita': possedere una amaca e trovarsi in un luogo rinomato per la ricchezza e varieta' della sua avifauna; le regole sono elementari e tutti possono esercitarsi a qualsiasi eta' ed in qualsiasi condizione fisica. Le cinque spiagge di Neil sono tutte diverse fra loro per caratteristiche fisiche ma ugualmente apprezzabili per la bellezza dell'ambiente circostante e qualita' delle loro acque; sfortunatamente quasi nessuna e' facilmente accessibile con la bassa marea, ma questo e' dovuto dalla presenza di rocce e coralli, rendendo cosi' la zona appetibile anche per gli appassionati di snorkelling. Contenuto e' il numero di turisti occidentali mentre di gran lunga superiore e' quello dei vacanzieri indiani, sempre comunque facili da evitare data la prevedibilita' dei loro spostamenti di massa (ore 17, tutti alla spiaggia del tramonto!).

Navigo poi verso l'Isola di Havelock, la piu' turistica dell'arcipelago ma anche quella di cui conservo i migliori (ed unici) ricordi. Lo shock e' enorme nel constatare il cambiamento, con la vecchia stradina che conduce dal molo ai villaggi ormai trasformata in un vero e proprio viale completamente asfaltato, dotato nelle intenzioni anche di un inutile marciapiede a raso e di una improbabile pista ciclabile dal fondo in terra rossa. Lungo il percorso e' tutto un susseguirsi di ristoranti, negozi e "resort", cosi' sono state rinominate le vecchie guest-house di un tempo, i cui vecchi capanni di legno e bambu' sono stati sostituiti da piccole casette dotate di ogni comfort, bagno ed aria condizionata compresi. Anche qui gli indiani prevalgono numericamente ma gli occidentali li seguono a brevissima distanza, con gli israeliani a farla da padroni; i primi si muovono esclusivamente con vetture private ed autista dell'agenzia viaggi, mentre i secondi ripiegano su piu' convenienti scooter e biciclette; l'unico autobus di linea viene preso d'assalto dai locali per i loro brevi spostamenti ma si rivela comunque provvidenziale dato che collega il mercato con la spiaggia di Radhanagar, la piu' famosa di tutte le Andamane.

In effetti tutte le mie piccole delusioni collegate all'inaspettato boom di presenze sull'isola vengono prontamente accantonate alla vista di questo incantevole tratto di mare in cui una lunga spiaggia si dispiega ad "L" riparata alle sue spalle da una lussureggiante vegetazione tropicale; le sue acque calde e cristalline raggiungono riva sotto forma di lente e docili onde e, nella piccola laguna che si forma poco lontano, pesci e coralli stimolano l'appetito dei piu' curiosi: sono queste la Isole Andamane che cercavo, un luogo dove immergersi nella natura e lasciar trascorrere il tempo contemplando l'orizzonte infinito. Poco importa se quello che era un piccolo e riservato paradiso deve oggi essere condiviso con il turismo di massa, speriamo solamente che il sacrificio di una o due isole non sia invano ma serva da magnete e contribuisca a preservare intatte tutte quelle altre rimaste per il momento ancora lontane dai nostri potenti radar; un buon esempio sono le Isole Nicobare, il cui accesso e' fino ad oggi vietato a tutti i non residenti.

Torno a Port Blair, la nave mi attende per il ritorno in India....


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