Attraverso il deserto a cavallo del "treno del ferro"


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Mauritania's flag
Africa » Mauritania » Adrar » Chinguetti
December 24th 2019
Published: January 8th 2020
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Quando una nazione genera quasi il 50% delle sue esportazioni da un solo prodotto, si suppone che per lo meno abbia sviluppato le infrastrutture necessarie ad una sua rapida e sicura movimentazione. Tanto di cappello percio' alla Mauritania, un paese quasi del tutto sprovvisto di trasporti pubblici ma che scarrozza il suo prezioso minerale ferroso da una miniera in pieno deserto fino ad un porto sull'oceano bene al sicuro su di un convoglio di piu' di 200 carri merci che vanno a formare uno dei treni piu' lunghi e pesanti al mondo; grazie alla SNIM (la Societa' Nazionale delle Miniere e delle Industrie) la Mauritania si assicura anche una forma di trasporto pubblico del tutto insperata: una carrozza passeggeri viene agganciata in fondo alla fila e cosi', partendo da Nouadhibou sulla costa, i mauritani possono raggiungere la citta' di Zerouate che sorge nei pressi della miniera in un remoto angolo del Sahara raggiungibile in strada solamente dalla capitale Nouakchott; peccato pero' che un vagone sia del tutto insufficiente per il carico di esseri umani, animali e merci in viaggio, ma il problema e' stato astutamente risolto permettendo loro l'accesso ai vagoni merci che partono vuoti dalla costa e ritornano pieni (ma mai fino all'orlo) dal deserto. Ed ecco come una evidente carenza del servizio di trasporto pubblico nazionale ha portato alla nascita di uno dei piu' strani ed epici viaggi in treno di tutti i tempi: un passaggio sull' "iron ore train". Lunedi' 24 Dicembre. Ore 9.00: A Nouadhibou comincia l'Africa: per strada le facce nere sono ora decisamente piu' di quelle bianche, anche se la Mauritania rimane un paese governato per lo piu' da una minoranza di arabi bianchi e dove la schiavitu' e' stata abolita ufficialmente solo nel recentissimo 1981, ultima nazione al mondo a farlo; grande e' la differenza con il Marocco e qui il caos regna sovrano, cosi' come la sabbia, letteralmente dappertutto, e le mostruosamente ammaccate Mercedes 190D che funzionano da taxi. Ore 10.30: Preparo una lista di quello che dovro' avere a portata di mano per la notte da trascorrere in treno: una coperta di lana sintetica cinese comprata al mercato da utilizzare come tappeto; sciarpa lunga tre metri da utilizzare come turbante per una copertura completa della faccia modello tuareg; torcia, occhiali, acqua, una bottiglia di plastica vuota tagliata da utilizzare come latrina volante, tutti i vestiti caldi a mia disposizione, insomma, l'indispensabile per la sopravvivenza. Ore 12.00: Mangio thieboudienne (riso al pomodoro, pesce e verdure) e bevo bissap (simile al karkade' ma almeno ricorda il vino...) in un ristorante africano e poi mi faccio preparare un paio di panini mostruosamente unti da mangiare prima della partenza, prevista per le due. Ore 13.00: Mi faccio rapinare da un taxi che mi porta alla stazione, situata una decina di chilometri fuori citta', ma posso cosi' ammirare le sottili bellezze che una citta' come Nouadhibou puo' offrire ai viaggiatori di passaggio: botteghe con animali squartati appesi ai ganci in balia di nuguli di mosche, mendicanti che si rotolano nella polvere, macabri cumuli di immondizia organica, vecchie case mezze diroccate e nuove baracche che spuntano dal nulla ma anche, finalmente, ragazze con qualche centimetro di pelle scoperta; sempre in una Repubblica Islamica ci troviamo e quindi sara' comunque piu' l'eccezione che la regola, come del resto l'alcool, totalmente proibito, per la grande gioia dei contrabbandieri. Ore 14.00: Una soffiata mi informa che il treno arrivera' solamente alle 18.00 perche' giu' al porto hanno avuto problemi con le operazioni di scarico, o forse e' la regola; mangio i miei panini e cerco di rilassarmi steso all'ombra. Ore 17.30: Ci chiamano all'esterno per l'appostamento lungo i binari; essendo fuori dalla citta' ed ormai in pieno deserto non sapro' mai dove si fermeranno le carrozze migliori, meglio allora non allontanarmi troppo dagli altri compagni di viaggio (il treno e' lungo due chilometri da capo a coda!). Ore 17.45: Arriva il convoglio. Passa la testa e dopo quasi un minuto non si e' ancora fermato; non avremo problemi di spazio. Con mia grande sorpresa ed ancor piu' grande sollievo scopro che i vagoni merci sono provvisti di scalini anche all'interno, rendendo pressoche' nulla la paventata possibilita' di rimanere intrappolato per sempre sul fondo ed andare incontro ad una sorte nefasta. Sistemo la mia roba e salgo sul bordo per godermi il momento della partenza ma vengo avvisato a gesti dai miei vicini di carrozza che lo scossone iniziale potrebbe sbalzarmi giu' a terra per poi finire straziato tra le ruote del treno; forse troppe preoccupazioni ma in questo caso meglio dare ascolto ai piu' esperti. Ore 17.55: Si parte, con cinque minuti di anticipo sul ritardo preventivato di quattro ore! Riesco a godermi appieno questi emozionanti momenti prima che la velocita' aumenti e con essa anche la quantita' di sabbia del deserto e polvere di ferro sospesa in aria; il mascheramento pero' funziona ed allora mi metto comodo e mi lascio cullare dall'ipnotico movimento delle ruote sui binari. Ore 21.00: E' buio ed il treno e' in preda a tremendi scossoni che vengono preannunciati da un sibilo simile ad un colpo di frusta che poi esplode in un boato quando i due vagono in fila si urtano violentemente: a volte si ha quasi l'impressione che un treno stia per giungere dalla direzione opposta, al suo arrivo i vagoni si urtano con un botto spaventoso e ci si ritrova sobbalzati di almeno una spanna in lunghezza (sono sdraiato sul fondo). Ore 22.30: Questo treno sembra una cosa viva (citazione) e davvero non smette di stridere, urlare e fare movimenti impazziti, inoltre sta arrivando il freddo ma in compenso la vista del cielo stellato si rivela sublime, anche se togliendo per pochi istanti gli occhiali (da sole, in piena notte...) si finisce inevitabilmente accecati dalle polveri. Ore 4.00: Arriviamo puntuali nei pressi di Choum, il villaggio dove il treno sosta brevemente per permettere ai viaggiatori di scendere e raggiungere poi Atar, la capitale della regione, da cui ci si puo' poi inoltrare nel deserto verso le remote oasi di Terjit, Chinguetti e Ouadane; tutti corrono ad accaparrarsi un posto sui pochi fuoristrada disponibili mentre io rimango inesorabilmente spaesato e devo accontentarmi di una breve corsa sul tetto di un minivan gia' stracarico che mi lascera' pero' solo alla stazione dei taxi di Choum. Qui passero' le ultime ore in attesa dell'alba steso su di un pagliericcio maleodorante in compagnia di pochi altri malcapitati viandanti. Ore 8.00: Il villaggio si risveglia, viene sfornato il pane ed il macellaio sgozza la sua prima capra; faccio una veloce colazione ed aspetto la partenza del primo mezzo, che avverra' solamente quando sara' al completo. Ore 10.00: Partiamo in direzione di Atar attraversando un suggestivo paessaggio costituito da montagne dalla cima piatta, altopiani alberati e profondi canyon, l' "Adrar", e raggiungiamo la citta' alle ore 13.00, finalmente nel bel mezzo del Sahara esattamente 24 ore dopo la partenza da Nouadhibou, grazie a questo scomodo e freddo ma allo stesso tempo meraviglioso ed affidabile "treno del ferro" del deserto della Mauritania.


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