Ed il viaggio riprende! Nel nord del Perù


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South America » Peru » Trujillo
May 10th 2016
Published: June 20th 2016
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Cochabamba mi da esattamente quello che volevo, un tocco di autenticità nel viaggio, un vivere la realtà di un paese a partire dalle sue problematiche, imparando un po del modo di vivere, mangiare, pensare di un Paese che mi ha trafitto il cuore. Cinque settimane di avventure e sensazioni forti, di incontri anche molesti e gente superba. Di puro divertimento e momenti indimenticabili con i miei bambini. La partenza è un atto doloroso ma necessario, sembra passato un anno già ed i ricordi di due mesi prima sono immobili come in un tempo astratto e lontano. Rientrare ora nella dimensione viaggio è tosta. Però zaino in spalla e si riparte! Si riparte da Cochabamba verso La Paz, di lì bus per Arequipa. In tutto sono 20 ore di viaggio. Decido di fermarmi ad Arequipa e prendere un aereo per Lima. Ovviamente mi cancellano il volo. Corro alla stazione dei bus, mi toccano le altre 20 ore fino a Lima, poi altre 8 fino a Trujillo, nord del Perù, destinazione finale. Totale due giorni interi in bus, ho il sedere a forma di sedile e cammino come la Cristoforetti dopo 6 mesi di missione spaziale. Però, ce l'abbiamo fatta. Alcuni si chiederanno, non ti potevi fare prima il sud e poi salire al nord piano piano? Beh nella vita tutto ha una ragione, che questa volta si chiama mia sorella. Ma questa è un'altra storia, e si paleserà più tardi. Ma insomma, sono a Trujillo. In ostello con un artista di strada venezuelano che gira il sud America suonando il clarinetto. Ci fa un mini concerto a me e alla.....tatan! francese che è in camera con me. Poi parte per Lima. Il giorno dopo comincio subito con le escursioni. Ci sono due civiltà che hanno lasciato tracce nel passato di questa città, i Moche e gli Chimù. I primi a huaca del sol y de la luna hanno costruito templi quadrati a strati, ogni templo costruito sopra all'altro, ognuno testimonianza di diverse epoche e re in cui i migliori guerrieri del popolo si sfidavano in combattimenti atroci per poter poi, vincitori, sacrificare la loro vita per gli Dei. Pitture vivaci e colorate, conservate vividamente sotto la montagna sacra, raffigurano guerrieri, danzatori, animali vari. A Chan Chan, palazzo del re Chimù, l'arte è più schematica e meno colorata, motivi geometrici e di animali si ripetono alla base dei muri color fango. A Chan Chan non entrava la gente comune, solo la famiglia reale e gli alti funzionari. Il sole cuoce, mentre una ragazza svizzera mi dice che a Zurigo un caffè costa 4€. Nella piazza centrale addetti di agenzie turistiche si appiccicano come mosche ai pochi turisti in circolazione. Il giorno dopo mi ritrovo a Huanchaco per una rilassante giornata sull' oceano, quando vengo approcciata da un sedicente sciamano Chimù. Attacca il sermone dei riti di purificazione, dell'energia del cosmo, di spiriti e forze di bene e male. Chi mi conosce provi ad indovinare quanta presa abbia fatto su di me con tutta questa pappina. Decido di fare un'esperimento e vedere come un' impostore prova ad intortare i turisti. Mi ritroverò una decina di minuti più tardi sulla spiaggia con un invasato emettente suoni gutturali simili ad un richiamo per piccioni, mentre mi tira petali di fiori e mi sputa acqua di colonia addosso. A scanso di equivoci, non ho cacciato una lira.....Sfinita da questa toccante esperienza decido di provare qualche specialità locale. Ed è così che la cremolada al maracuyà entrerà nella mia vita, e nella lista di mie dipendenze insieme a pasta, prosciutto e dolcetti. La mattina dopo mi ritrovo a Caraz, piccola comunità andina sulla Cordillera Blanca. Il signore dell'ostello è sordo e rude. Diventiamo subito amici. Me ne vado in giro per il paesino, ci sono delle rovine pre-inca di cui nessuno sa niente, ed il sentiero per un mirador di cui nessuno sa niente. In compenso il mercato è fantastico. È Domenica e la piazza si riempie di signore tipiche che vanno a messa. I cappelli hanno forme e colori diversi dalla Bolivia, ma lo stile rimane grosso modo lo stesso. Al levar del sole il giorno dopo, parto per la Laguna 69. Il collettivo con le galline mi scarica nel mezzo di una vallata nel niente. Quella è la via mi dice l'autista, ripasso qua per le 3. Io non vedo nessuna via ma mi fido. La via alla fine sarà un trekking a 4500 metri dove lascio un polmone e mezzo fegato, con un gruppo di tedeschi alle calcagna col quale entr subito in competizione. Uno mi supera, scopro che è......francese! Gli altri dovranno approfittare di un fiume troppo largo per il mio metro e sessanta, mentre le tedesche giganti aprono le falcate sui sassi messi a ponte, io lo guaderò a mo di militare e piedi nudi, suscitando ilarità e compassione per la mia altezza. Laguna 69 è un po come la laguna de los tres, non si arriva mai ma quando si arriva.....il colore azzurro dell'acqua è invitante quanto un piatto di carbonara, la temperatura dell'acqua tuttavia è abbastanza bassa da congelare già solo il pensiero di buttatrsi! Tutto intorno cespugli di fiori viola mi allietano la giornata. Sulla via del ritorno un attacco di pioggia torrenziale mi coglie nel mezzo del niente e un gruppo di mucche, ma torno in tempo per riprendere il collettivo fino a Yungai, l'autista è di Caraz e mi ci porta gratis in cambio di chiacchiere per la via. Passo un giorno a Huaraz solo per dovere di cronaca, continuamente tentata dai barattoli di manjar blanco che ho comprato da riportare a casa. Vabbe', mo me ne vado al mare!


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