Into the wild, primi passi nella selva boliviana


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South America » Bolivia
May 8th 2016
Published: May 21st 2016
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La Paz è rumorosa ed irrespirabile, già lo sapevo. La periferia un ammasso di case di lamiera in costruzione. Sullo sfondo, la cima innevata dell'Illimani, una dei tanti 6000m della catena andina. Ubicata in una delle ennesime valle della luna, si snoda abusivamente su tutta l'estensione della montagna. In centro non c'è molto da vedere, dopo un giretto ricognitivo mi avvio per le varie agenzie turistiche convinta che non rimarrò molto in città. Almeno questo era il piano. In Bolivia, la vita è che mentre tu sei impegnato a fare piani, gli altri scioperano! Stavolta sono i cocaleros, coltivatori di coca, che chiudono tutte le strade dal centro alla selva. Mi vedo con l'americana con la quale dovevo fare trekking, anche la strada per la cumbre, punto di inizio, è chiusa. Aspettiamo. E mentre aspettiamo e decidiamo sul da farsi, di nuovo lei. La signora Favalli, e siamo arrivati a IV! Super raggiante si avvicina col suo zainetto rosso. Manco a dirlo, con il suo accento del nord mi porta a Tiwanaku, unica meta possibile di questa nuova avventura. Il micro che ci porta impiega tipo due ore, nelle quali il calore del sole fuori e delle persone dentro si fonde in un unica reazione termodinamica che mi concilia il sonno. Il bus mi culla nelle curve come un utero materno, mi sistemo sul sedile in posizione fetale, infatti c'ho le ginocchia in bocca. Una signora tipica mi si appennica addosso. I tiwanaku scolpiscono faccette nel loro tempio del sole, la loro arte è fatta di incisioni e tratti che a noi sembrano primitivi e che io adoro, costruiscono piramidi a base quadrata cerimoniali e templi del sole e della luna. Dal primo, la Porta del Sole si apre sul simulacro del dio, una statua alta un paio di metri, arredata con il solito imbecille che si piazza in mezzo, in modo da salire in tutte le foto da tutte le posizioni possibili! Tornate in città rimaniamo in attesa che si sblocchi la strada per Coroico, capitale della selva. Nel mentre c'è tempo per accasarsi al mercato centrale, per un paio di colera, e, che mancava ancora in questo viaggio, per le zecche nel letto. La notizia è che riaprono le strade, saluto Alessia, ormai è la quarta volta, e vado con l'americana a fare spese per il trekking. Studiamo il percorso del circuito El Choro, vecchia strada inca che parte da La Paz e termina a Coroico. Nel frattempo si aggrega una tedesca. La mattina seguente carico lo zaino, la spesa, affittiamo tenda e materassini, mi carico di acqua e siamo pronti per.......Tra le varie male parole e composizioni fantasiose che la lingua italiana offre in tema di sproloqui, non riesco a fare una selezione appropriata per palesare il mio stato d'animo. Opto per il silenzio ed il nirvana interiore. L 'americana improvvisamente non si sente bene, si parte domani. Saluto tutti, compro una crema per le zecche, che ormai mi hanno divorato un braccio, un repellente per zanzare e prendo il primo bus per Coroico. Il viaggio in bus già conta come un tour, si scende dalle pendici delle montagne, tra la nebbia che circonda la valle e gli autoctoni che salgono sul bus commentando la presenza di una "gringhita". Che sarei io, per chi non lo avesse chiaro. Sembra di scendere nella bocca dell'inferno, ma poi arriva il paradiso tropicale. Passo la prima notte in una topaia, siamo io ed un vespone tropicale che farà una brutta fine. Il giorno dopo faccio un tour tra piantagioni di caffè e coca con un gruppo di....tatan! francesi. Ed una tedesca. Me ne vado a dormire al loro ostello, un ecoldge in mezzo alla foresta con piscina vista montagna. Due di quelle notti che ne vale veramente la pena! La mattina me ne vado a fare canyoning con i francesi, e Christian, la nostra guida. Christian ha due peli di barba e peluria al posto dei baffi. Metto in mano la mia vita ad un ragazzino! vabbe, tanto canyoning è una passeggiata tranquilla nel torrente con qualche rapida in cui arrampicarsi, credo. E la mia faccia davanti alla prima parete di 10 metri da scendere con corde e moschettoni a mo di arrampicata al contrario, con frotte d'acqua che ti scorrono in testa? Fortunatamente Christian, a dispetto della peluria, sa quello che fa. Un pomeriggio di pura adrenalina che termina con l'arrivo in una piscina naturale dove si incrociano il nostro rio ed il rio negro. Dal nome vi faccio immaginare il colore dell'acqua, lì sotto, invisibile alla superficie, potrebbe esserci di tutto, dai piranha allo squalo bianco, tutti pronti ad azzannarmi le chiappe. Dice potete togliervi la muta e fare il bagno. Ecco, a proposito di peluria. Mi sa che mi tengo muta e dignità.....Con il cuore pieno di gioia me ne torno a La Paz per poi tornare a Coroico! Infatti decido di fare quello a cui avevo rinunciato per il trekking, una cosa tranquilla che si chiama la ruta de la muerte. Altro cammino inca che collega La Paz a Coroico, stavolta dalla montagna si scende a filo di dirupi, cascate e burroni che si perdono nel vuoto. Nota come la strada più pericolosa al mondo, oggi la si percorre in bicicletta circondati da turisti. Alcuni ci hanno lasciato le penne. Io mi limiterò al deretano. Per risparmiare due lire infatti mi prendo la bici senza sospensioni idrauliche. La cosa più carina che mi viene a fine corsa sono le stigmate a forza di frenare. Il cammino è pietre e brecciolino, ripido e cosparso di acqua di tanto in tanto. Il paesaggio è mozzafiato, decido di andare piano, così, per essere sicura di riuscire a vederlo fino alla fine....anche se, c'è questa francese fastidiosa e competitiva che mi irrita. C'è anche un'olandese, che non è competitiva però ugualmente fastidiosa. Mi apposto un po alle calcagna della francese, sento la pressione della sfida, ma le stigmate fanno troppo male, anche il sedere! Rallento e finisco in tranquillità. Tornate in città preparo le valigie, è tempo di Casa De Los Niños! Next stop, Cochabamba!


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