Puerto Iguazu e San Ignacio


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South America » Argentina » Misiones
December 12th 2015
Published: December 12th 2015
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Dall’aereo si vede Buenos Aires, una distesa di terra piatta ed enorme che piano piano diventa città. Quando atterri a Puerto Iguazu, dopo 24 ore di viaggio, la prima cosa che ti assale é l’afa, e le zanzare. L’umidità invece più che sentirsi si vede, dai miei capelli nello specifico. Quando viaggi da solo, mi si dice, ala fine é più il tempo che passi in compagnia che quello che riesci a dedicare a te stessa. In questo il mio viaggio non é un’ eccezione. Anzi, io manco lo comincio sto viaggio, che già trovo chi s’accolla. Il turco socievole, il tedesco disorganizzato. E poi arriva lei- ‘perdona, una pregunta!’. Non so se é il metro e cinquanta di zaino che parla, o il metro e cinquantacinque di donna ivi attaccata tramite spallacci. Fatto sta che gli italiani all’estero si riconoscono l’aura, lo sguardo, e, nel mio caso specifico, lo zainetto dell’invicta. Il bus che porta a Puerto Iguazu città, chiamiamola così, si insinua nei meandri della foresta. Chilometri di verde vivo e fitto ci scorrono sotto il culo fino al villaggio mentre piove. Dico “ci” perché ovviamente io e Alessia, che per quanto si sforzi di dire lago di Garda per me rimane di Como, ora siamo una squadra. Prima tappa cascate Iguazu, dove l’omonimo fiume congiunge Argentina, Brasile e Paraguay. La cosmica sfiga Turriziani comincia ad abbattersi come un ciclone sulle cascate, che infatti trasbordano ed inondano il molo per le escursioni in barca, e la gargante del diablo, un chilometro di passerella a picco sulla fine del mondo. Poco male per noi perché dai sentieri inferiore e superiore la potenza di centinaia di ettolitri di acqua che si gettano nel vuoto é uno spettacolo a dir poco da togliere le parole. I suoni, i colori, i giapponesi, tutto fa di questo posto un posto magico. Scendendo verso sud arriviamo a San Ignacio, nella provincia di Misiones, detta così per le missioni relogiose, ma anche perché arrivare all’ostello é una missione, chiusa nel sandwich dei miei zaini. Il caldo si fa più secco, la vegetazione più ordinata, i turisti si diradano. San Ignacio é un pueblito carino ed autentico, vive prevalentemente di rovine, quelle del passato e quelle di oggi. Un tempo il popolo guaraní regnava dove oggi i suoi bambini corrono scalzi a vendere piantine. Le rovine gesuitiche sono un luogo di contemplazione, e mentre io fondo la mia anima con il cosmo intorno, le zanzare si fanno un asado con le mie cosce. Il giorno dopo ci facciamo un giro al parco Teyu Cuare. Percorso disseminato di orrende iguane, il guardaparco ci dice di stare tranquille, al massimo nel sentiero incontreremo solo qualche vipera. Definitivamente rincuorate dalla notizia, finiamo il percorso e torniamo all’ ostello cotte. Ma proprio nel senso culinario. Ultima cena da dona Maria e poi é tempo di separarsi, il lupo solitario torna solitario e si imbarca per……..to be continued!


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17th December 2015

big benedetta
Vai bellezza fai una scorpacciata di immaggini ed immagazzina tutto nella tua testolina. Baci ed abbracci infiniti.

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