Su e giu' per la Grand Trunk Road


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Pakistan's flag
Asia » Pakistan » Punjab » Lahore
September 8th 2007
Published: September 28th 2007
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L'obbiettivo primario e' ottenere il visto per la Cina il piu' presto possibile, per cui ci rechiamo di tutta fretta ad Islamabad solo per scoprire che il sabato le ambasciate sono chiuse; non ci resta quindi che aspettare fino a lunedi'.
Il nostro hotel e' a Rawalpindi, citta' gemella, ma molto diversa, della capitale: tre grandi bazar che si fondono in un unico groviglio di negozi e banchetti, un traffico infernale dominato da piccoli e veloci minivan Suzuki riccamente colorati e decorati in ogni singolo spazio di carozzeria disponibile; questa e' una caratteristica che riguarda tutti i veicoli pubblici qui in Pakistan, dalle piccole carrozze trainate da muli ai grandi bus e camios che circolano su e giu' per il paese.
Passo due giorni a combattere la mia flora intestinale deviata e a guardare interminabili match di cricket, sport nazionale, in televisione; il lunedi' sono pronto all'azione e di buon ora mi reco ad Islamabad: al quartiere diplomatico si puo' accedere solo tramite un bus navetta che parte da appena fuori il cancello del muro di cinta e filo spinato che circonda tutta la zona;10 secondi di viaggio per i francesi, la cui ambasciata si trova appena varcata la soglia, mentre il mio bus continua all'interno percorrendo bei viali alberati affiancati da profumate siepi di marjuana e da tranquille vacche al pascolo.
Dopo quasi due ore di attesa scopro con piacere che otterro' il mio visto in soli 3 giorni e con meno di 20 euro: lunga vita all'ambasciata cinese in Pakistan ed un grazie alla storica amicizia tra le due nazioni, compagne di svariate guerre contro l'India.
Altre tre notti a Rawalpindi quindi, e ne approfitto per approfondire le mie conoscenze sul mondo del cricket e per comprarmi la mia prima shalwar kameez, la lunga tunica ed i pantaloni bracaloni che qui costituiscono il vestito per eccellenza, sia per uomini che per donne. Trovo anche il tempo per una escursione a Taxila, l'antica capitale del regno del Gandhara, ma il suo museo si rivela costoso e di dimensioni davvero ridotte; non ho il tempo per visitare le rovine, per cui me le immaginero' come solo un ammasso disordinato di pietre disperse nei campi, ma forse meritavano una visita piu' approfondita...
Ritirato senza intoppi il mio visto, prendo al volo il primo bus per Lahore nella speranza di arrivare in tempo per il giovedi' sera, ma aime', il mio autobus si rivelera' un'odissea di sudore e continue fermate in ogni singola cittadina lungo la Grand Trunk Road, la grande e lenta arteria che attraversa il subcontinente da Peshawa a Calcutta.
Eccomi finalmente a Lahore, capitale del Punjab e porta d'accesso all'India, ma non per me.
Dalla stazione prendo un lento rick-shaw che in circa un'ora, causa trafficco infernale, mi porta all'hotel; giusto il tempo per un kebab e poi via di corsa verso il santuario di Baba Shah Jamal dove l'atmosfera e' gia' surriscaldata, l'aria appesantita dall'umidita' ed appestata dai fumi: e' la notte dei sufi, che si ritrovano qui per manifestare la loro spiritualita' al ritmo ipnotico di due grossi tamburi, danzando in circolo, scuotendo forsennatamente testa e gambe; particolare rilevante, la quantita' industriale di joints consumata, in tutte le maniere: due alla volta, 5 alla volta tra le dita di una mano, 5 a mo' di grosso sigaro, oppure sempre 5 ma messi in una mela, predisposta con dei buchi scavati al suo interno; tutti fumano, grandi e piccoli, tutti svuotano sigarette e le ririempiono farcite, alla maniera pakistana.
La nebbia e' altissima e solo dopo parecchi minuti mi accorgo di non essere in un ambiente chiuso ma bensi' all'aperto, in un cortile! Le danze vengono aperte al suono di un corno di bufalo da parte di uno strano personaggio, uno dei sufi, dotato di grandi anellazzi, bastone diamantato e sonagli alle gambe, che esce dalla tomba del santo salutando la folla ed accettando joints un po da tutti, per non dispiacere nessuno.
I tamburi suonano ininterrottamente e a volte i tamburieri cominciano a girare vorticosamente su se stessi e con i loro ingombranti strumenti sfiorano pericolosamente il pubblico che pero' "miracolosamente" non appare per nulla intimorito. Dato il poco spazio tra la folla, molto spesso alcuni sufi danzanti si scontrano rovinosamente e a quel punto partono brevi ma violente scazzottate che finiscono talvolta in qualche naso o mandibola rotta.
Dopo piu' di due ore viene offerto a tutti del the' e pane zuccherato, davvero l'ideale, e poi il movimento si sposta in un cortile adiacente, continuando per tutta la notte: davvero un'esperienza mistica!
Il giorno dopo e' dedicato al completo riposo, quello successivo al Museo di Lahore, dove rimango a bocca aperta davanti all'altissima qualita' dei reperti esposti; punta di diamante e' indubbiamente la statua del budda digiunante proveniente dalla valle del Gandhara: ogni minimo particolare anatomico del budda a digiuno da vari mesi viene riportato fedelmente, dalle ossa sporgenti ai lunghi peli delle ascelle; scordatevi le grasse e sorridenti statue del Sud-Est asiatico, qui il corpo e' segnato dalla fame e l'apparenza e' quasi cadaverica.
Solo due giorni nella trafficata Lahore, poi prendo un confortevole bus notturno per Peshawar e mi ritrovo di buon mattino nella capitale della Provincia della Frontiera del Nord-Ovest, la terra dei pathan, che oltre la frontiera si chiamano pashtun,e che nelle loro aree tribali vivono tuttora al di fuori della legge dello stato pakistano: una sorta di stato nello stato sovranazionale, a cavallo del confine con l'Afghanistan.
Qui in citta' si smercia il miglior hashish afghano ed e' ovviamente la migliore piazza dove fare acquisti; anche il bazar e' uno dei piu' autentici e vivi di tutto il Pakistan.
Siamo in pieno ramadan, e per tutto il giorno si fatica a trovare del cibo; e' anche bene non farsi vedere in giro fumando o bevendo, poiche' qualche digiunante potrebbe impazzire e reagire in maniera imprevista: parto quindi al piu' presto per il Nord, e tra le montagne spero di trovare gente meno praticante ed un ambiente piu' permissivo....


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