Dagli archivi del Mercante: Kashmir


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August 15th 2020
Published: August 15th 2020
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Luglio 2006,

un giovane Mercante si aggira spaesato tra gli sporchi vicoli di Old Delhi; il caldo è soffocante e l'umidità non da tregua: il monsone quest'anno è in ritardo. Tutto è così nuovo ed interessante in questa primissima esperienza indiana, la città si rivela da subito uno scrigno di tesori e di esperienze più o meno gratificanti: la gente sembra a posto ma non la smette un attimo di cercare di fregarti in qualsiasi modo, il cibo da strada è ovunque, invitante e super economico, ma si rivela spesso immangiabile; palazzi, moschee e templi spuntano come funghi da una cumulo di letame ma si rivelano molte volte faticosissimi da raggiungere, tra la folla, il traffico ed un groviglio inestricabile di stradine e vicoli che rendono del tutto impossibile il minimo senso dell'orientamento. Si riesce a trovare un'attimo di respiro superando la ferrovia ed arrivando così a Paharganj, l'enclave dei viaggiatori occidentali, dove si concentrano i lugubri e maleodoranti hotel tanto amati da chi conosce bene la città; non è il mio caso e finisco così per sistemarmi in una guest-house nei pressi di Connaught Place che offre piccole camere singole dalle pareti di legno e tetto in lamiera direttamente sulla terrazza di un vecchio palazzo: mai scelta fu meno azzeccata al culmine dell'estate. Poco male, partirò dopo solamente un paio di notti e mi rimarranno comunque gradevoli ricordi! Treno dalla mattina per Jammu, che sale a Nord viaggiando tutto il giorno immerso in una nuvola di polvere rossastra, effetto di una delle frequenti tempeste di sabbia che si abbattono in questo periodo su questa parte del paese; arrivo in città al tramonto, organizzo il trasporto per il giorno successivo e me ne vado a dormire. Con un sempre affidabile fuoristrada Tata Sumo risaliamo e scavalchiamo le imponenti montagne del Pir Panjal fino a lasciarci dietro la pianura gangetica con la sua cappa di gas venefici; il paesaggio diventa più verde e luminoso e i lineamenti delle persone si fanno via via più appuntiti e spigolosi: siamo arrivati nella Valle del Kashmir. Raggiunta la sua capitale Srinagar, mi lascio portare in canoa fino ad una delle tipiche sistemazioni che sorgono direttamente sulle placide acque del lago Dal: una magnifica house-boat! Non è vero. Avendo commesso il classico errore del principiante, ho malamente accettato di prenotarne una in anticipo direttamente a Jammu, da un simpatico, affabile e sospettosamente altruista primo tizio che stava ad attendermi al mio arrivo da Delhi. Mi ritrovo così in una semplice ed umile casa galleggiante privata, pomposamente ribattezzata "Irfan Palace", dotata di veranda, soggiorno, cucina e camera da letto più un bagno esterno su palafitta, il tutto abitato dalla moglie e dai tre figli del mio provvidenziale benefattore. Per la modica cifra di 600 rupie al giorno (più o meno 10 euro) verrò adottato da questa simpatica famiglia e trascorrerò una splendida settimana esplorando in canoa il lago e camminando, quando possibile, per le strette vie del centro città, e dico "quando possibile" perchè il Kashmir non è una regione come tutte le altre. Ufficialmente parte dell'India, questo territorio è, assieme al Ladakh e alla regione di Jammu, ciò che rimane in mano indiana a seguito della dissoluzione dello "Stato del Kashmir" facente parte dell'Impero Anglo-Indiano; al Pakistan appartengono attualmente la regione occidentale del Kashmir (Azad Kashmir) ed il Gilgit-Baltistan a Nord. La Cina è riuscita nel frattempo ad arraffarsi alcune parti di questi territori e se li tiene ora ben stretti. India e Pakistan reclamano ciascuno per essi la totalità di questi territori, a voce ma anche attraverso due guerre vere e proprie. Il nocciolo del problema sta nel fatto che la quasi totalità della popolazione nella valle del Kashmir è musulmana e si ritrova a vivere all'interno di un grande paese formalmente laico ma avendo come vicino un'altro grande paese evolutosi col passare del tempo in una vera e propria repubblica islamica. I poveri abitanti della valle avrebbero molto più gradito l'opzione di una loro completa indipendenza ma si sa, non si può avere tutto in questo mondo, soprattutto quando a capo dell'ex Stato del Kashmir al tempo della spartizione ci stava un principe indù messo lì dai sempre molto saggi colonizzatori inglesi. Il risultato di tutto questo gran casino è che, a parte alcuni brevi periodi di relativa calma tra una guerra e l'altra, dal 1989 ad oggi è in atto un'insurrezione popolare che viene continuamente alimentata dalla parte pakistana e duramente repressa da quella indiana; chi ci va di mezzo, ovviamente, è la popolazione della vallata che vorrebbe solamente essere lasciata libera di viversi in pace e tranquillità la loro semplice ed umile vita. La situazione, in quel caldo Luglio del 2006, era al momento relativamente pacifica ma la presenza asfissiante dell'esercito era impossibile da nascondere, con posti di blocco, pattuglie per la strada e fortificazioni improvvisate in ogni angolo della città; sono comunque riuscito a godere dell'ambiente incantevole e della grande gentilezza della gente del luogo, rimanendo bloccato sul lago solamente per un paio di giorni a causa di un coprifuoco generale imposto sull'intera area di Srinagar: i negozi erano chiusi ma noi sulla nostra casa galleggiante eravamo autosufficienti; anche tutti i mezzi di trasporto erano fermi, ma forse erano solamente i miei generosi ospiti che ancora non se la sentivano, o non volevano, lasciarmi partire.....


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