Come (non) passare inosservati in Bangladesh:


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Bangladesh's flag
Asia » Bangladesh » Dhaka
January 2nd 2012
Published: January 16th 2012
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Tra le poche informazioni di prima mano che sono riuscito a raccogliere su questo paese, dimenticato dai piu' se non in occasione del puntuale, catastrofico ciclone che lo investe in media ogni 5 anni, la piu' preoccupante e' senza dubbio il fatto di dover essere costantemente al centro dell'attenzione, il soggetto preferito di una moltitudine di sguardi allibiti, come se un extraterrestre fosse atterrato in piazza del duomo a Milano. Dopotutto come puo' non essere cosi' in un paese di piu' di 150 milioni di abitanti che raramente vedono passare dalle loro parti viaggiatori occidentali dalla pelle bianca, dal fisico imponente (i bengalesi sono alti in media un metro e cinquanta, lo si capisce dalla distanza media tra i sedili sugli autobus....) e soprattutto...turisti con molto tempo da perdere!

Desideroso di passare il piu' possibile inosservato, o per lo meno di non attrarre sguardi troppo insistenti, opto per l'ormai collaudato vestiario in stile pakistano rivisitato: Ciabatte di gomma indiane, pantaloni militari tedeschi, parte superiore di un shalwar kameez pakistano, sciarpa araba e barba incolta di un paio di settimane. Sfortunatamente non ho tenuto in considerazione i vecchi legami politici tra questi due paesi: l'abbigliamento risulta quindi fin troppo riconoscibile e verro' quindi ripetutamente additato, e molto probabilmente deriso e spernacchiato poiche' il Pakistan ha perso la guerra del 1971..., come un viandante pakistano oppure piu' raramente come uzbeko, iraniano, afgano o tagiko. Tutto questo contribuisce solo in parte a far mantenere le distanze ma, non appena dalla mia bocca esce la parola "Italy", inizia una sequenza ininterrotta di domande ormai classiche, del tipo "perche' sei venuto qui?", "Sei musulmano?", "Dov'e' tua moglie?" e via dicendo; seguono i consueti scambi di numeri di telefono ed indirizzo, le pose per una foto e i consueti rituali di salamelecchi: in media 5 minuti per ogni incontro. Ogni giorno verro' fermato da decine e decine di persone....

Ed eccomi dunque a Khulna, la mia prima tappa in Bangladesh, e la prima impressione non puo' certo essere che positiva: le strade non sono niente male, gli autobus frequenti e veloci ed i rickshaw pretendono da subito una cifra decisamente onesta senza bisogno di nessuna contrattazione, anche considerando che al cambio attuale per 60 rupie si hanno 100 taka e si continua comunque a spendere la stessa cifra per quasi ogni cosa: incredibilmente sono riuscito a trovare una paese ancora meno caro dell'India!! E poi la qualita' delle camere d'hotel non e' davvero niente male: per 3 euro si ha una doppia con bagno, vetilatore, TV e tutta una serie di accessori d'epoca di pregevole qualita' come specchiere a grandezza umana, tavoli e sedie di teak, sputacchiere, divani in pelle rattoppati, scaripere e stedibiancheria; ci aggiungessero un cestino per la monnezza sarebbe davvero tutto a posto....

A Khulna avevo come obbiettivo l'acquisto di un biglietto per la "Rocket Boat" che mi avrebbe dovuto portare a Dhaka ma, incomprensibilmente, la piccola capanna che funge da ufficio della BIWTC (Bangladesh Inland Water Transport Corporation) era chiusa a chiave con un grosso lucchetto arrugginito: dico incomprensibilmente perche' qui tutti parlano quasi solo il bengalese e l'inglese non e' ben diffuso come in India, dove si parlano centinaia di lingue differenti e quindi l'utilizzo di una lingua franca risulta essenziale; in qualche maniera riesco a capire, o meglio, supporre, che, dato il basso livello delle acque dei fiumi in questa stagione, la nave non arrivera' mai a questo porto e quindi dovro' scendere via terra fino ad un punto in cui il livello delle acque sia sufficientemente alto da consentire il traffico fluviale: ancora una volta suppongo che Barisal sia la citta' che fa al mio caso e cosi', dopo tre ore di autobus, arrivo al porto dove riesco rocambolescamente a comprare il mio biglietto di prima classe per l'imbarco sulla P.S.Tern, in vecchio battello a pale del 1935, di colore arancione ATM e dagli interni che poco differiscono dallo stile delle vecchie panchine di legno dei vetusti tram che ancora circolano per le strade di Milano. Sfortunatamente da questo punto il viaggio e' ormai completamente notturno e non potro' cosi' godermi dal ponte il lento scorrere delle acque del fiume, comodamente seduto su una poltrona di vimini, sorseggiando te' e fumando sigari, come il piu' classico degli aristocratici del Raj britannico....

Arrivo a Dhaka di primissimo mattino e, colpo di gran fortuna, e' venerdi', la domenica dell'islam, e trovo cosi' ad attendermi strade praticamente deserte e libere dal traffico degno di un girone dantesco di questa immensa megalopoli di piu' di 15 milioni di abitanti; decido cosi' di mettermi d'impegno e girare il piu' possibile per tutto il centro della citta' visitando tutto quello che c'e' di interessante e poi di recarmi alla stazione (qui coda chilometrica alla biglietteria, anche di venerdi'!) per comprare un biglietto ed andarmene immediatamente il mattino successivo, quando la citta' riprendera' rapidamente vita: una mossa astuta che non sapro' mai quanto dover ringraziare....

Di Dhaka, come anche del resto del paese, quello che piu' facilmente si puo' apprezzare e' la quantita' immensa di ciclo-rickshaw che circolano per le strade, si parla di circa 600.000 nella sola capitale, e le magnifiche decorazioni multicolori che rivestono la loro carrozzeria: autentiche opere d'arte su tre ruote che donano un tocco di fantasia ed umanita' alla dura lotta per la sopravvivenza quotidiana in questa grigia e frenetica metropoli.


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