Di treni e di navi tanzaniane


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Tanzania's flag
Africa » Tanzania » North » Mwanza
December 31st 2010
Published: January 20th 2011
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Tanzania, per il mercante, significa sopra soprattutto un' estesa rete ferroviaria, e quindi l' opportunita' di poter attraversare il paese in lungo ed in largo comodamente seduto su antichi sedili di velluto, fumando sigari e sorseggiando rari vini d' annata serviti da premurosi camerieri in livrea.
Ed e' per questo che ho iniziato il mio safari ("safari" in lingua kiswahili significa "viaggio") a Mbeya, amena cittadina situata nell 'angolo sudoccidentale del paese tra dolci colline ricoperte da piantagioni di the'; da qui passa la linea ferroviaria Tazara, costruita dai cinesi all' inizio degli anni '70 per collegare le ricche miniere di rame dello Zambia al porto sull' oceano Indiano di Dar es Salaam: quasi 1000 chilometri di rotaie posate impeccabilmente a tempo di record e due maestose stazioni ai capolinea, in puro stile rivoluzione culturale, che sopportano ancora degnamente gli anni di malcelata noncuranza.
Ora di partenza 2 del pomeriggio, che io manco clamorosamente perche' non sapevo dell' esistenza di un' ora di fuso orario tra Malawi e Tanzania; nessun problema pero', il treno entrera' in stazione solamente alle 5: lunga vita alla ferrovia Tazara!
Per la bellezza di poco meno di 10 euro, ho diritto ad un posto letto in uno scompartimento da sei, viscidi cessi prontamente intasati a pochi minuti dalla partenza, un vagone ristorante con simpatiche tendine colorate, un angolo bar e 28 lunghe ore da passare affacciato al finestrino, con vista a perdita d' occhio sulle grandi savane che ricoprono il cuore del paese; e sara' proprio nel secondo giorno di viaggio, beatamente seduto ai tavoli del ristorante mangiano pollo e bevendo birra ghiacciata (marca "Safari" naturalmente!), che avro' la fortuna, opportunamente pianificata, di attraversare la Selous Game Reserve, non proprio un parco nazionale ma comunque la piu' grossa riserva faunistica della Tanzania: sotto i miei occhi scorazzeranno libere centinaia di graziosi impala, simpatiche zebre zebrate, mandrie di bufali e gnu, possenti facoceri, dinoccolate giraffe, le solita scaltre scimmie, oltre ad innumerevoli altri animali che mi saro' sicuramente perso tra un boccone e l' altro...
Sazio e satollo, sotto tutti i punti di vista, posso cosi' raggiungere la caotica Dar es Salaam, da cui scappare immediatamente per una settimana di puro relax a Zanzibar, per poi pero' doverci ritornare ad organizzare il mio prossimo viaggio in treno: questa volta sulla "Central Line", la linea costruita dai tedeschi nel loro breve periodo di dominazione coloniale, che collega la capitale a Kigoma, sulle sponde del lago Tanganyika: 1200 chilometri da percorrersi in tre lunghi giorni, sennonche, per mia somma sfortuna, l' unica classe attualmente presente e' la terza, cioe' scomode panche di legno ricoperte da un sottile strato di finta pelle: troppo poco per il mio fragile e delicato deretano! Ripiego allora sulla diramazione per Mwanza, costruita questa volta dagli inglesi per raggiungere il lago Vittoria, ma anche questa volta il destino mi e' avverso: da qualche anno a questa parte la linea opera solo il trasporto delle merci!
Mi dirigo allora, su una ben poco aristocratica corriera superlusso (niente aria condizionata ne sedili reclinabili ma bibita semighiacciata compresa nel prezzo!) verso Moshi, alle pendici del Kilimanjaro, che riesco fortunosamente ad avvistare sgombro dalle nubi durante una fresca e limpida mattina in cui mi trovavo, non so come, sveglio alle primissime luci dell' alba: l' impressione che se ne ricava e' davvero notevole, sia per le dimensioni, si tratta infatti di una singola, imponente montagna (un vulcano per l' esattezza) che si innalza solitaria dalla pianura circostante, sia per lo strano effetto che fa il trovare della neve e del ghiaccio in queste calde terre a pochi passi dall' equatore.
Raggiunta poi tranquillamente Mwanza, dopo 17 infernali ore di autobus, cerco di organizzarmi per l' attraversamento del Lago Vittoria, e, con gioia suprema mista ad un certo timore reverenziale, scopro che da li a due giorni salpera' la motonave Vittoria: il timore e' dato dal fatto che la navigazione sul lago, tra le citta' tanzaniane di Mwanza e Bukoba, e' stata da sempre soggetta a tragici, disastrosi incidenti navali, tra cui, solo per ricordarne alcuni, l' affondamento dell' MV Bukoba nel 1996, in cui perirono 1000 persone (la capacita' massima era di 400...) e quello dell' MV Nyamageni nel 2006, in cui colarono a picco 40 persone e "svariate casse di birra", come riporta accuratamente un articolo di giornale dell' epoca.
Dovendo scegliere tra la roulette russa di una traversata in nave del lago Vittoria e la terribile tortura costituita da un altro viaggio in autobus su strade sconnesse, opto senza esitazione per la prima....
Fortunatamente il nostro vascello arrivera' incolume alla sua destinazione, e potra' cosi' scaricare un esultante Mercante nel piccolo porto di Bukoba, assieme ad altre centinaia di passeggeri increduli e decine di bancali di chiara, preziosissima birra Safari!


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22nd August 2011

Segnalazione sito
Vi segnalo, se vi interessa, un blog da me creato sulle ferrovie meridionali: http://ferroviedelmeridione.blogspot.com/ Grazie Giovanni!

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