Tokyo, 5 settembre 2006

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Japans flagPublished: September 7th 2006Asia » Japan » Tokyo
September 5th 2006

you can connectedyou can connected
you can connected

La schermata di connessione dell'albergo! Spero che si possa leggere tutto, è molto carina.
E' giunto il momento di raccontarvi l'avventura ospedaliera. La settimana scorsa, come ho già accennato, Diana ha avuto un attacco di orticaria. A pranzo avevamo mangiato "gyoza" e lei anche calamari, e probabilmente sono stati i calamari, ma chissà... Comunque è iniziata subito dopo pranzo e alla sera si era diffusa su quasi tutto il corpo. Visto che non le era mai successo, era comprensibilmente un po' spaventata; a un certo punto della serata mi ha detto via messenger (sì, comunichiamo via messenger da una stanza all'altra, visto che lei è al 9° piano e io al 5° :)) che contava di andare alla reception per chiedere dov'è la farmacia di turno più vicina e andare a chiedere aiuto, e naturalmente mi sono offerta di accompagnarla. Purtroppo, come ho già accennato, pare che non ci siano farmacie aperte di notte! Incredibile, visto che i negozi e i ristoranti aperti 24/7 sono diffusissimi. Il signore alla reception ha chiamato un altro in soccorso, ma le hanno solo potuto offrire una scatolina metallica con dentro una pomata che odorava di canfora. Io le avevo già dato la mia pomata alla calendula, ma era impossibile spalmarsi l'una o l'altra su tutto il corpo... non
la vostra affezionatissimala vostra affezionatissima
la vostra affezionatissima

nella zona degli uffici governativi
sarebbero neanche bastate, fra l'altro. Va beh, per accorciare la saga, è tornata in camera ma a un certo punto mi ha detto che aveva chiamato il nostro "capo" per chiedere che cosa poteva fare e lui le aveva detto di andare in ospedale; è l'unica cosa da fare, pare. E di andarci con un'ambulanza (che qui è gratis), perché quelli dell'ambulanza avrebbero saputo in quale ospedale portarla, dove trovare un medico che parlasse inglese etc. Il capo ha chiamato l'albergo per spiegare la situazione e noi due ci siamo ritrovate nella reception ad aspettare l'ambulanza. Visto che per fortuna non era niente di grave, abbiamo potuto permetterci di ridere un sacco per tutta l'avventura... eravamo davvero lost in translation. Intanto arrivo prima io e il gentilissimo e ansiosissimo receptionist insiste a gesti e inchini e più-o-meno-inglese perché mi sieda, e c'è voluto un po' per fargli capire che io stavo benissimo e che la malata doveva ancora arrivare; al che non finiva più di scusarsi per essersi sbagliato... qui fanno così. Viene voglia di fare pat-pat sulla spalla a queste persone che si scusano e si inchinano all'infinito, e di dire su, non te la prendere, non ti taglierò
corvocorvo
corvo

Uno degli enormi corvi di Tokyo!
la testa! A volte è proprio imbarazzante. Che si può dire a qualcuno che non finisce più di scusarsi e inchinarsi per qualsiasi minuscolo e insignificante errore? Comunque aspettiamo e finalmente arriva la squadra di soccorso, e a quel punto abbiamo iniziato davvero a faticare per stare serie; tre uomini con uniformi azzurre con scritto Tokyo Fire Dept. (per chi non sapesse l'inglese: i pompieri!), con tanto di guanti di gomma, mascherine sulla faccia e caschi!!! Senza contare una barella portatile e, scopriamo più tardi quando scendiamo (la reception è al terzo piano), una barellona vera e propria con gambe e ruote nell'atrio dell'albergo. Per un'orticaria??
A quanto pare parlano solo giapponese, tanto per cambiare, quindi il receptionist di turno (uno squisito signore di una certa età) fa da interprete con il suo esitante inglese. Intanto misurano subito la pressione a Diana e, con estrema gentilezza e cortesia, iniziano a interrogarla: nome, cognome, indirizzo (con complicazioni del colloquio perché è spagnola ma vive in Canada), numero di cellulare (ma qui non funziona...), data di nascita, il mio nome e cognome (?) etc etc. Il buffo (beh, una delle tantissime cose buffe) è il fatto che, con tutta questa organizzazione, non
la vostra affezionatissima 2la vostra affezionatissima 2
la vostra affezionatissima 2

Non chiedetemi che cosa rappresentano quelle simil-coccinelle; non lo so.
hanno moduli prestampati ma scrivono tutti questi dati a matita su un qualsiasi foglietto! Nel frattempo le rimisurano la pressione con un altro aggeggio, non si sa mai... Poi le chiedono che cosa ha mangiato. "Gyoza", ok, non c'è bisogno di spiegare che cosa sono (se volete saperlo voi, cercate su Google :)), ma i calamari? Non capiscono né calamaro né squid, quindi Diana gliene disegna uno sul famoso foglietto. Ed è tutto un oooohhh, aaaahhh, sorrisi, inchini, che bello capirsi. E qui c'è il clou della nottata: quello che sembra il caposquadra fa una domanda al receptionist e lui le chiede se lo squid era "lo". Lo?? Diana e io ci interroghiamo con gli occhi, interdette, che sarà mai il "lo squid"??? Low? Un calamaro basso????? O law? Vorrà dire se il ristorante era legal o qualcosa di simile? Ma che ne sappiamo noi? Siamo più che mai lost in translation e andiamo avanti per un po' con il signore che insiste, "Lo squid"? Aiuto! Finalmente si rende conto che non capiamo proprio (e forse avremmo dovuto intuire, ma era notte e avevamo avuto una lunga giornata di lavoro, siate comprensivi) e spiega meglio: not cooked! Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!! RAW, crudo!!!!!!!!!!!!!!!
giardino copertogiardino coperto
giardino coperto

Visto il clima, non mi stupisco che ne abbiano sentito la necessità.
A questo punto stiamo già ridendo come sceme, e la ridarella peggiora quando Diana risponde che no, era fried, e lui ripete coscienziosamente: flied. Morivamo dal ridere (e ridiamo ancora adesso, dopo una settimana) immaginandoci un calamaro basso che volava; cercavamo di trattenerci per non offenderli e per far prendere sul serio il disturbo di Diana, ma era proprio difficile.
Finita l'interrogazione, inizia la lunga ricerca di un ospedale con un medico che parli inglese. Il caposquadra passa almeno un quarto d'ora al telefono... nel frattempo noi stiamo lì sedute cercando di rimanere ragionevolmente serie. Il più giovane della squadra a un certo punto viene da me, si inchina e mi dice qualcosa. Non capisco, ripete, continuo a non capire, gli dico che non parlo giapponese ma, arghhh!, si scopre che nelle sue intenzioni stava parlando inglese... ooooops. Va beh, in qualche modo riesce a farmi capire che voleva sapere se io vado con Diana. Beh, che cosa starei facendo lì, altrimenti? Certo. Immagino che volesse testare il suo inglese, cosa notevolissima e ammirevolissima in un giapponese; tutti lo studiano ma quasi nessuno osa provare a parlarlo.
Conclusa con successo la lunga ricerca del medico ingleseparlante, e chiesto per l'ennesima
HachikoHachiko
Hachiko

La statua dedicata a Hachiko, davanti alla stazione di Shibuya; Hachiko era un cane che tutte le sere andava lì, incontro al suo proprietario, e ha continuato a farlo anche dopo che questo è morto, per (credo) 9 anni...
volta a Diana se è in grado di camminare (!!!), scendiamo al piano terra e troviamo una bellissima ambulanza con tutte le luci accese. Saliamo, ci sediamo, caricano la barellona, chiudono, e partiamo con le sirene spiegate! Non ci posso credere. Che cosa mai faranno se qualcuno avesse un infarto?
Nel frattempo, a gesti e con qualche parola di inglese, ci tengono frequentemente informate su quanto tempo manca all'arrivo. Sembra di essere in aereo.
Arriviamo all'ospedale (St. Lukes International Hospital), ci fanno entrare al pronto soccorso, tanto per cambiare le misurano la pressione, arriva un medico giovane e poi un altro, entrambi parlano inglese abbastanza bene e sono di una gentilezza sovrumana paragonati ai medici nostrani (qualcosa tipo: "Le dispiacerebbe, per cortesia, farmi vedere la schiena?", e con tanti sorrisi). Neanche loro capiscono che cosa ha mangiato Diana, ma per fortuna, prima di andarsene fra mille inchini, il nostro amico pompiere caposquadra consegna il foglietto con il disegno del "flied (not low) squid". :-)
Il resto è più o meno senza storia; fanno una flebo di antistaminici a Diana (dopo averle rimisurato la pressione (:-)), poi la dimettono, ce ne torniamo in taxi e alle 2am siamo a "casa". Credo
cosi 1cosi 1
cosi 1

Saranno tamburi?
che pompieri, medici e infermieri racconteranno a figli e nipoti, e loro lo tramanderanno per varie generazioni, delle due pazze gaijin che ridevano come sceme...
Ah, no, ci sono ancora due cose interessanti:
1) durante la flebo, a un certo punto decido di andare a fumare. Esco dalla tenda che circonda il lettino di Diana e chiedo a un'infermiera se c'è una smoking area. Figuriamoci... intanto non capisce e, quando riesco a farle capire mimando, mi dice che no. Devo andare fuori. Ok, nessun problema... è la città più sicura del mondo, dicono. Mi accompagna all'uscita di emergenza, ma, ahinoi! in qualche modo riesce a chiedermi se ho un posacenere. Temo di non avercelo, e la vedo oscurarsi... uhi, non mi farà uscire? Le faccio vedere il cellophane del pacchetto e le prometto che lo userò come posacenere, e allora si rasserena e mi lascia uscire. E lo faccio davvero! Fuori è tutto talmente pulito che sarebbe un delitto buttare la cicca sul marciapiede. Sarebbe carino anche raccontarvi del casino per rientrare, e dell'impiegato che ha passato un paio di minuti (giurin giuretta) a inchinarsi e scusarsi perché non ha capito subito che io ero arrivata con Diana e mi credeva una visitatrice, ma questo racconto sta diventando interminabile...
2) quando hanno dimesso Diana, siamo passate dalla cassa; la cortesia dell'impiegato era tale da oscurare tanti suoi compatrioti. La cosa buffa, che ci ha fatto rischiare nuovamente la ridarella, è che continuava a chiedere se poteva "copyright" il suo passaporto, se poteva "copyright" la sua carta di credito, se voleva che le facesse un "copyright" dei vari fogli consegnateli...

Basta, l'ho fatta troppo lunga, spero di non avervi annoiati e spero di non aver dimenticato particolari divertenti.

Ah: la mattina dopo il capo non era in ufficio; è arrivato molto tardi perché era stato sveglio fino alle 6am per l'eventualità che avessimo bisogno di un interprete e lo chiamassimo. Non è un tesoro? Non sono deliziosi tutti?

Non ho osato fare foto all'interno dell'ospedale (tranne che di un interessante cartello), anche se ne sarebbe valsa la pena perché era piuttosto diverso dai nostri.
In compenso vi faccio vedere foto miste di varie cose, fra cui i piedi di Diana. Ha indossato e fotografato i buffissimi calcetines comprati qui, per divertire la madre, ed essendo una persona molto gentile ha detto che posso metterle anche qui per divertire voi. :-)

A presto (forse)!

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Lia
Il viaggiatore viaggia solo / e non lo fa per tornare contento / lui lo fa perche' di mestiere / ha scelto il mestiere di vento /... full info
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cose attorno a un cantiere a Shinjuku 1cose attorno a un cantiere a Shinjuku 1
cose attorno a un cantiere a Shinjuku 1

ce ne sono in tutte le lingue immaginabili
cose attorno a un cantiere a Shinjuku 3cose attorno a un cantiere a Shinjuku 3
cose attorno a un cantiere a Shinjuku 3

si guarda e si vede il cantiere :-)
ships little blackships little black
ships little black

ships little black?
scale mobili nella metropolitanascale mobili nella metropolitana
scale mobili nella metropolitana

...ed è tutt'altro che l'ora di punta!
massaggio ai piedimassaggio ai piedi
massaggio ai piedi

Diana, essendo gentilisima, si presta sempre quando voglio fotografare qualcuno senza dare nell'occhio!





Comments
Date: 7th September 2006

fantastico...
mi sto divertendo come un matto a leggere il tuo blog... non posso perdermene una puntata, è meglio di un manga e di una telenovela messi assieme... davvero molto 'lost in translation'... sono certo che non dimenticherai facilmente questa esperienza... e raccontarla è utilissimo per non perdersi neppure un dettaglio dei ricordi.. splendida idea questo travelblog. ieri al tg ho sentito della nascita del figlio dell'imperatore, e mi aspettavo qualche commento su quello che senti dire in giro, ma immagino che tu stia più con i colleghi che con i giapponesi... e francamente i tuoi racconti a ruota libera sono sempre imprevedibili e al di sopra di ogni aspettativa, e così le foto assurdissime (fantastiche quelle degli abiti). fossi in te, però, visto che le tue giornate sono così piene (e hai comunque così tanto da raccontare... pensa se passassi la giornata in giro) finito il lavoro mi tratterrei un paio di settimane ancora e spenderei tutto in sake e giretti a zonzo... ehi! la prossima volta mi porti con te, ok colleguzza? puoi già dire al capo che mi offro per ogni mansione possibile, compresa la pulitura di quegli splendidi gabinetti autoscaldanti con suono di sciacquone artificiale incorporato. essì, non prendertela, ma TI INVIDIO!!! :-)))

From Blog: Tokyo, 5 settembre 2006
Date: 9th September 2006

Moda o cartoons?
Lia cara, che invidia! Un viaggio in Giappone? Un sogno irrealizzabile! La Fede ha riconosciuto tra le foto, l'abito di una delle sue eroine preferite: Mewberry delle Mew-Mew. Quei vestitini da cameriera in realtà, nascondono la storia di 4 super bambine con poteri magici di lotta che combattono per sconfiggere le forze del male! Non le ho fatto vedere i calzini, xchè so già che me li farebbe cercare ovunque e pretenderebbe di usarli x andare a scuola, magari con ciabatte infradito! Baci baci ROLUFEDE

From Blog: Tokyo, 5 settembre 2006
Date: 10th September 2006

Grazie Diana!!!
Diana è _veramente_ gentilissima! Si è fatta venire l'orticaria per farci partecipare alla vostra deliziosa avventura col calamaro basso, che Karma curioso neh? ... Saluti e baci alle nostre coraggiose lost in Japan.

From Blog: Tokyo, 5 settembre 2006




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